Lei non è mai esistita prima – Capitolo I

Capitolo I

“Eh sì, direi che sei decisamente in dolce attesa!”

“… Come?”

Sono incredula, era un po’ che ci provavamo, ma non pensavo che questo giorno sarebbe arrivato, e non così.

Questa era una visita di routine dal ginecologo, che poi ero in ritardo col ciclo da una settimana e mezza okay, ma chi ci pensava?

“Eh sì mia cara, sei incinta, poche settimane in verità, ma lo sei.”

E qui mi sono sciolta, ho realizzato ed ero super felice.

“Sei felice eh? Te lo si legge in faccia”

“Non immagini quanto, non vedo l’ora di tornare a casa e festeggiare con mio marito”

“Ahahahaha, fai bene. Puoi rivestirti.”

Ancora ero un po’ incredula, e mentre pagavo e mi veniva fatta la ricevuta, pensavo solamente a come sarebbe cambiata la mia vita d’ora in avanti.

Ero un misto, tra eccitazione e paura, sì, provavo anche quella, la paura, dopotutto un figlio ti cambia la vita, tutti lo dicono, ed ora, forse per la prima volta, me ne sto rendendo conto davvero.

Nel tragitto verso casa, non facevo altro che pensare a cosa sarebbe servito, per prendersi cura del bambino intendo: culla, giocattoli, vestiti, ecc.

Il ginecologo mi ha anche consigliato di servirmi di una struttura specializzata, in modo da prevenire eventuali complicazioni durante e post gravidanza, ed al contempo, avere tutto il necessario per avere una gravidanza “tranquilla”.

Ci penserò su, ora come ora, l’unica cosa che veramente mi preoccupa, e mi eccita allo stesso tempo, è la reazione di Rick.

Avevo ancora circa 30 minuti prima di tornare a casa, 30 minuti nel traffico. Non vivo in una metropoli, anzi, qui siamo tutti paesini che vanno dai mille ai seimila abitanti, ma sembra di stare A Roma per le macchine che circolano.

Accelera, frena, gente che entra da destra, da sinistra, è stressante. Così tutti i giorni, vado a lavoro, tutto il giorno al pc, fatture, rendiconti, stipendi da pagare, documenti su documenti di gente che nemmeno li sa scrivere, eppure non è così difficile compilare un foglio con quattro dati in croce, ma perché deve essere tutto complicato.

Poi le colleghe che non riescono nemmeno a condividere un file sul server, e continuano a stampare, buttare, sprecare. Perdere tempo a scrivere con un solo dito sulla tastiera, quando sono 20 anni che lavorano lì. Non lo so, ma sono piccole situazioni che mi stressano.

“Andiamo a casa”

E’ strano tornare a casa, ed invece del solito “com’è andata oggi tesoro?” cercare le parole per dare una notizia del genere.

Spengo l’auto, giro lo sguardo verso le luci accese di casa: Rick è già tornato.

Sono solo 3 mesi che siamo sposati, e solo uno e mezzo che che viviamo nel nuovo appartamento, insieme. Gli scatoloni non sono ancora del tutto sistemati, non abbiamo molto tempo visto che lavoriamo entrambi tutto il giorno, poi bhé, il fine settimana ci piace farci un giro, quindi restano lì.

“Madonna che freddo!”

Esclamai scendendo dall’auto. Ed era veramente freddo, magari quella notte avrebbe anche nevicato, e sarebbe stato davvero bello: la neve, io e Rick con un bicchiere di vino in mano, davanti alla TV, sotto le coperte, abbracciati, appagati dalla notizia che presto avremo un figlio.

“Tesoro, sono a casa!”

“Bentornata! Sono in cucina!”

Se magari ve lo state chiedendo, sì, Rick cucina!

“Mamma che freddo! Cosa stai preparando?”

Dandogli un bacio

“Nulla di che: semplici crostini al prosciutto”

“Ho tanta fame!”

“Pochi minuti e sono pronti. Com’è andata la visita?”

Eccola la domanda. 

“Bene, tutto normale”

Mentii. In realtà mi prese qualcosa, un blocco. Magari non ero ancora pronta a dare la notizia così di slancio.

“Vado un secondo in bagno!”

Andai di corsa a dir la verità, come quando ti scappa e non riesci più a trattenerla.

In realtà non dovevo fare nulla, ma ero stata presa come da un senso di angoscia, misto ad euforia.

Perché?