Lei non è mai esistita prima – Capitolo III

Capitolo III

Finimmo di cenare, cioè, cenare, 10 minuti in tutto per quanto ero affamata.

“Hey mangia piano! Almeno mastica “

“Fto masficando…”

Fermi a fissarci come cretini, fermi come statue, io con la bocca piena, lui con la faccia seria. E scoppiammo di nuovo a ridere come cretini, tanto che mi partirono dei pezzetti di cibo che finirono in faccia a Rick

“Ma ti pare il modo? ahahahaha”

“Scerto che mi are ‘l moho”

Continuai con la bocca ancora piena

“Guarda tu che schifo, mi hai sputato tutto, ora ho i tuoi germi addosso!”

“Bla bla bla”

Era una cena come tante altre, molto tranquilla e disordinata. Non eravamo grandi cuochi, anche perché lavoravamo tutto il giorno, e la sera non avevamo la minima voglia di preparare la cena. Nemmeno i piatti facevamo, riempivamo giusto la lavastoviglie e lasciavamo lavorare lei, con noi svaccati sul divano o a letto, magari con un bicchiere di vino, delle patatine, o se faceva freddo, come oggi, plaid e tisana.

Mi ero completamente dimenticata della giornata, dell’ansia di prima, di quello che stava per succedere, o semplicemente facevo finta di nulla, come se nulla non fosse accaduto. Quasi a negarlo a me stessa.

Non avevo neanche troppo tempo per pensare a quello che stava succedendo: il film, un thriller intrecciatissimo mi aveva completamente presa, non andavo nemmeno a fare pipì.

Il film parlava di un gruppo di ragazzi, coinquilini, il cui vicino di casa era morto in circostanze strane, e nel suo appartamento, i ragazzi hanno trovato una macchina fotografica gigantesca, che scatta foto del futuro, per la precisione 12 ore nel futuro, quindi 2 foto al giorno. 

I ragazzi in pratica ne approfittano per fare cose, come risultati di scommesse, lavoro, e scoprire cose… Ma non faccio spoiler: il film è Time Lapse

Ora in effetti ciò di cui avevo bisogno era un semplice film, una tisana calda e forse semplicemente qualcosa per cui non pensare.

“Mamma Mia che film! Piaciuto?”

E quel coglione di mio marito che faceva? Dormiva.

“Hey, svegliati!”

“Hem… Che è successo?”

“Ti sei addormentato! Ma come hai fatto?”

“Avevo solo sonno!”

Mi fece sorridere, di solito sono sempre io quella che si addormenta guardando un film, ma era davvero coinvolgente, proprio il mio genere.

Andiamo al letto?”

“Si, vado in bagno e ti raggiungo”

Andai in camera, ed iniziai a cercare un pigiama pulito e sistemare i vestiti per il giorno dopo. Avevo l’abitudine di alzarmi sempre all’ultimo secondo, quindi avevo preso l’abitudine di preparare gli abiti per il giorno dopo prima di andare a dormire. Non sapevo cosa mettermi per il giorno dopo, odiamo indossare per più di 2 giorni di fila lo stesso tipo di vestiti, non gli stessi, ma lo stesso tipo. Mi piace variare spesso, dalle camicie, ai blazer, alle felpe. Dipende dal mio stato d’animo e a quanto potrebbe essere impegnativa la giornata. 

Stavo prendendo una felpa dal cassetto in basso, sento qualcuno afferrarmi da dietro per i fianchi e premere contro il sedere. 

“Non puoi metterti così ragazza mia, e sperare che non succeda nulla”

“Perché? Che intenzioni hai?”

“Non si sente?”

E’ così che di solito iniziamo a fare l’amore, giochini, giochini idioti, stuzzicarci più che altro, ma penso che lo facciano praticamente tutte le coppie, è sporco, e ci piace.

Quella sera non abbiamo però fatto l’amore, abbiamo davvero scopato, perché sì, per me fa differenza. Quella sera era puro sesso, era vigore, sensi e forza, non c’era amore. Lo sentivo spingere, respirare, ansimare, e godevo…

Penso sia stata una delle più belle scopate degli ultimi mesi, quella sera Rick era davvero in forma, magari il pisolino gli aveva fatto bene, eccome se gli aveva fatto bene.

Eravamo lì, a farci due coccole nel calore delle coperte, ad accarezzarci in silenzio, io con testa sul suo petto, mentre lui mi accarezzava i capelli ed io bhe, giocavo ancora col suo coso barzotto… E’ divertente.

Sul punto di addormentarci, non potevo fare altro che pensare a quanto stessi bene, senza pensare:

“Sono incinta!”

Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo II

Capitolo II

Ero pronto. Indossavo una tuta di dubbio gusto, anche un po’ vecchiotta in realtà, ed una maglietta con il logo della ditta in cui lavoravo. “Che pezzente”,  pensai.

Uscii dagli spogliatoi, dove già avevo trovato i primi problemi: il lucchetto elettronico mi aveva dato delle rogne, ed un’altra rottura di quella tessera è che dovevi portarla ovunque. Per fortuna ti davano anche un pratico laccetto.

Fuori dalla porta, un lungo corridoio, poi scale, poi ancora un ternello, ed infino ecco la sala. Fortuna le indicazioni, ma l’ho trovata.

La sala è immensa! Le macchine sono ben distribuite in tutta la sala, per categoria, per quanto possa capirne, ed in modo molto ordinato.

Quanta gente mamma mia, e sono quasi tutti in splendida forma. Mi guardo un po’ intorno.

Tapis Roulant, una fila, 5 macchine, 4 persone che corrono, una che cammina. A fianco un macchinario, che non so come si chiami, ma sicuramente non ho mai visto: ha due pedane per i piedi, e due leve per le mani. Il movimento della ragazza che lo sta usando ricorda vagamente uno sciatore di fondo. Dietro una linea di macchinari probabilmente per l’allenamento delle braccia: riconosco solo la panca. Dietro ancora, una linea di macchine per le gambe, riconosco la pressa ed il macchinario per lo squat, non ricordo il nome purtroppo. Affiancati, un poker di macchinari per… non so cosa. La mia ignoranza è sovrana.

Faccio qualche passo, un po’ sull’attenti, subito a sinistra una piccola scrivania con un monitor e dietro quel monitor un uomo, sulla trentina, fisico perfetto, capelli e barba curatissimi. Indosso una maglietta con il logo della palestra, immagino sia Gianluca, provo a parlargli.

“Salve!”

“Buon pomeriggio! Posso esserti utile?”

“Sei Gianluca? La ragazza all’ingresso mi ha detto di parlare con te”

“Si, sono Gianluca, piacere. Sei nuovo immagino”

“Si vede tanto?” Dissi con una risatina un po’ isterica e carica di nervosismo

“Ahahaha Tranquillo, non mordo. Avvicinati pure. Dimmi pure.”

“Sì, vorrei mettere su un po’ di muscoli”

“E’ la prima volta che entri in una palestra?”

“Praticamente si”

“Capisco, allora vieni con me. Oggi è il tuo primo giorno, è bene che tu conosca dove ti trovi”

Il ragazzo si alzò dalla sua sedia, ed in piedi sembrava ancora più grosso di prima. La maglietta praticamente gli faceva da seconda pelle: era così aderente che si potevano ricalcare tutte le linee del suo corpo, facile come ricalcare un disegno su un foglio, semplicemente appoggiandolo ad una finestra.

“Allora, oggi vediamo un pò di conoscere i vari attrezzi. Iniziamo dai nomi e a cosa servono. Questa che hai di fronte è la Lat-Machine, serve per l’allenamento dei dorsali, quindi della schiena, delle spalle e delle braccia. E’ un po’ come fare le trazioni alla sbarra, ma quì la cosa è facilitata visto che si può scegliere il peso da staccare, o viceversa, puoi aumentare il peso anche sopra al tuo. Il Pulley, sempre per l’allenamento della schiena, ma con un movimento simile al rematore, o vogatore che dir si voglia. Questo attrezzo può essere usato in varie combinazioni anche per le braccia, ma ti spiegherò facendo. Questa invece è la panca, per l’allenamento dei pettorali. C’è sia piana che inclinata, le diverse inclinazioni servono a stimolare gruppi muscolari diversi. E’ anche utile per alcuni esercizi mirati con i manubri, come spalle, deltoidi e trapezi, ma ti spiegherò dopo. Quì gambe: Leg Press, Leg Extension, Pressa, Multipower”

“Ecco come si chiamava quel coso!”

Esclamai senza pensarci. 

Gianluca mi guardava ridendo, risi anche io.

“Continuiamo”

Ancora rideva mentre lo diceva

“Qui invece ci sono i manubri, per i vari esercizi a corpo libero di braccia e gambe. Domande?”

“Per ora no”

“Bene, allora iniziamo a provare gli attrezzi che ti ho descritto”

Due ore, ho passato due ore dietro quei macchinari, sotto quei pesi, che poi nemmeno pesavano così tanto, ma non ci ero minimamente abituato.

La cosa più dura è stata la metodica: Gianluca mi faceva provare gli esercizi, per farmi capire a cosa andassi incontro, un po’ una sorta di test rapido per far passare la voglia ai poco motivati. Mi impostava il corpo in ogni esercizio, e la schiena così, le braccia a questa inclinazione, la pancia contratta, l’inclinazione così e via dicendo.

Mi sentivo rigido, non era un semplice “sollevare un peso”, era più una sorta di rito, si, lo definirei così, un rito. 

Ogni movimento era pienamente finalizzato a far lavorare al massimo il muscolo interessato, preservandone il benessere e cosa che non mi sarei mai aspettato, la concentrazione.

La cosa più complessa non era sollevare il peso, mantenere la posizione, era il concentrarsi nel farlo, mantenere il focus, per tutto l’esercizio, per tutto il tempo. 

Avevo sperimentato tutti gli attrezzi che mi aveva descritto Gianluca, e sotto la sua supervisione e le parole più dette sono state “Mantieni la posizione, su così, concentrati, vai piano”.

“Per ogni esercizio ricorda che dovrai fare questo: concentrarti, respirare, e ripetere”

Questo è il succo di quelle due ore.

“Per oggi è tutto, divertito?”

“Sì! E’ stato bello”

“Ne sono Felice. Bene, ora ti preparo una scheda basandomi sugli esercizi che ti ho fatto provare oggi, poi lunedì ritorni. Saranno esercizi base, è comunque la tua prima volta, quindi meglio non esagerare subito.”

“In realtà vorrei lavorare subito a pieno regime”

“Dammi retta. Un mese, poi il prossimo passiamo al piano pro ok?”

“Ok!”

A casa, iniziai ad accusare la stanchezza, dopo cena, mi scese davvero la tensione, e mi faceva male tutto, dalla testa ai piedi, dall’ultimo capello in testa, al margine del piede. Tutto.

Mi buttai a letto, davvero troppo dolorante, ed oggi non mi ero nemmeno allenato, avevo solo fatto una prova.

Ma come ci pensi?

Proverò questo mese, ma poi non ci tornerò più

Dissi sottovoce, e mi addormentai.

Lei non è mai esistita prima – Capitolo II

Capitolo II

Un po’ iniziai a sudare freddo, un po’ mi mancava il respiro.

Accesi la stufa, mi misi a sedere a terra, sotto il lavandino, come per rilassarmi e lasciarmi un po’ andare, come cadere. All’improvviso avevo le gambe che non mi reggevano, nausea, vista offuscata, la testa girava.

Un attacco di panico!

Ma ora, perché?

Ero spaventata, tutta la felicità e l’eccitazione erano sparite in un secondo e lasciato spazio all’ansia più totale ed incontrollata. 

Solo una domanda, una semplice domanda, mi aveva acceso la mente, a tutti i problemi che magari sarebbero potuti venir fuori con un figlio salirono.

Avevo paura e tanta. 

Di là Rick stava preparando la cena, a minuti sarebbe stata pronta, lo sentivo dall’odore di pane tostato che arrivava dalla cucina.

Un attimo, fu un attimo ma presi lucidità, mi alzai, mi guardai allo specchio: pallida come un morto.

Presi una bella boccata d’acqua, mi sciacquai la faccia e feci parecchi respiri profondi, da prima veloci, poi sempre più lenti e pesanti.

Mi stavo calmando.

Aspettai ancora qualche secondo, forse minuti, cercando il momento giusto in cui in faccia, non si leggeva più “stavo per svenire”. Riprendere un po’ di colore praticamente.

Ok, andiamo!

Mi feci coraggio ed aprii la porta, scesi le scale, molto lentamente, ed arrivai in cucina.

“Dov’eri finita? Ci hai messo un’eternità!”

“Si scusa, ero in bagno”

“Che hai? Sembri pallida…”

“No nulla. E’ pronto?”

“Sì, prendo il vino. Potresti tirare fuori i crostini dal forno?”

Che buon profumo che avevano! Ero davvero affamata ora che l’angoscia mi stava lasciando finalmente in pace.

Non era durato molto, ma il panico mi aveva stancata tantissimo, e stavo accusando la botta.

“Avete chiuso quel progetto Rick?”

“Dici quello che mi ha tenuto impegnato per 2 settimane trascurando anche la mia igiene? Posso dire SI! Finalmente abbiamo consegnato. Ora bisogna solo aspettare la revisione e sperare che non ci sia nulla da rivedere.”

“Bene allora, sono contenta!

“Non mi sembra…” 

“Ho solo tanto sonno, sono stanchissima”

“Com’è andata oggi a te invece?”

“Mah, solita routine: Ilaria che si lamenta dei figli che  fanno casino e le rendono la vita impossibile, Laura che invece le dice <ah, i miei invece non danno mai problemi>. Poi Sabrina che come solito insulta entrambe perché hanno figli, sono vecchie, mentre lei può andare tutte le sere a, parole sue, <troieggiare in giro>.

Scoppiammo entrambi a ridere.

“Penso che sia dura avere un figlio.”

“Dici?”

“Si, prendi Pongo, bisogna portarlo fuori tutti i giorni, dargli da mangiare…”

“In pratica stai paragonando un figlio al cane?”

“No ahahahaha. Sto dicendo che già prendere un cane porta dei sacrifici, impegni. Pensa un bambino.”

“Già, un bel problema.”

“Perché un problema?”

“Bhè, no problema, più che altro un bell’impegno. Sai come si dice no? Un figlio ti cambia la vita, non puoi più fare un mucchio di cose.”

“Già. A sentire Ilaria non esci più, quelle poche volte devi sempre portare il bimbo dietro, con pannolini, e cose varie… Però dice anche che sia la gioia più grande della vita. Ormai il suo ha 3 anni, penso ne saprà qualcosa.”

“Ma dice anche che non le dà pace no?”

“Si, ma dice che poi passa tutto in secondo piano.”

“Sarà…”

Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo III

Capitolo III

“Che prendete ragazze? Esordì Mik”

“Per me lo sai…”

“Prosecco, va bene. Gloria?”

“Campari soda con ghiaccio per me”

“Ok, vado ad ordinare”

Era un bel pezzo che non mi facevo un aperitivo degno di questo nome.

Il tempo passò in fretta, secondo e terzo giro. Ci alzammo già un po’ alticci, anche perché era parecchio che non bevevo, quindi mi salì subito.

Arrivammo alla festa che era già piena di gente ed io non conoscevo nessuno, a parte Celine e Mik.

La casa era enorme, non avevo mai visto una villa così. Appena l’ingresso, si apriva un enorme cortile in mattonelle di terracotta, circondato da un ampio piazzale di perfetta breccia bianchissima. Poco dietro, piccole siepi e aiuole, facevano da cornice all’immensa piscina. Le aiuole, tutto in tufo ben posizionato, erano piene di coloratissime piante in fiore, erba verde e… laghetti. Sì, laghetti, con tanti piccoli pesciolini rossi. E la piscina: acqua limpida, con piccole increspature date dalle pompe di ricircolo, un trampolino bianco, e già posizionati in acqua, svariati gonfiabili, tra cui il mio preferito: un fenicottero rosa.

“Hey Glò, vieni, ti presento il padrone di casa. Eccolo! Danilooooo!”

Celine, con il suo fare sfacciato e poco curante dell’imbarazzo purpureo che avevo in volto, mi prese il braccio e mi trascinò verso, solo Dio sa dove. Passammo tra 5-6 ragazzi che discutevano, di politica mi sembra e Celine si bloccò. 

Davanti a lei uno splendido ragazzo con i capelli biondo cenere, tirati all’indietro, occhi azzurri, fisico asciutto e ben definito, davvero bello, Celine non mentiva.

“Celine, Mik, casiniste come sempre! Ahahahaha”

“Non incolpare me, veditela con lei se urlare in mezzo alla gente le piace”

“Ah, ma stai zitto che è da quando siamo entrati che mi bussi sulla spalla con “oh, cerchiamo Danilo, cerchiamo Danilo” e bla bla bla. Manco fossi io la tua ragazza.”

E scoppiarono tutti e tre in una grossa risata

“Comunque lei è la ragazza che ti dicevo, Gloria”

“<Ragazza che ti dicevo?> Che significa?”

“Ah, lasciala perde, mi ha detto solo cose brutte. Piacere, Danilo”

“Piacere, Gloria. Maaa… Che ti ha detto?”

“Ah, stai zitta. Mik, andiamo la bar, voi due, conoscetevi.”

E così sono rimasta sola, ad una festa dove mi ero quasi imbucata, dove non conoscevo nessuno, con uno sconosciuto, nonché padrone di casa. E me ne stavo lì, nel silenzio imbarazzante di chi non sa cosa dire, nel silenzio di due sconosciuti che sono stati costretti con la forza a restare da soli.

Bellissima casa. Esordii”

“Grazie!”

E tornò il silenzio imbarazzante

“Senti, maaa… Celine, cosa di ha detto di me?”

“Ahahahahaha stai tranquilla, non mi ha detto nulla. Mi ha solo detto <Oh Danì, porto con me un’amica, vedi di trattarla bene. Ed è pure carina, mi ringrazi dopo>”

Io, rossa come un peperone, in evidente contrasto con il mio abbigliamento molto colorato, stavo per scappare dall’imbarazzo, quando un gruppetto di tre persone arrivò dietro a Danilo, che lo presero per la manica della canottiera, e lo tirarono via al grido di  “Dai Danì, vieni che stasera ci prendiamo una sbornia colossale”.

Riuscii solo ad interpretare poche parole dal labiale e dal gesto del ragazzo: “Ci vediamo dopo”

Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo II

Capitolo II

Sono passati un po’ di mesi da quando ho iniziato con la mia routine della corsa. Non dico ci sia andata tutti i giorni, soprattutto all’inizio, ma ora ci vado quasi sempre, ed ho anche iniziato a fare gli addominali e mangiare di meno. Ho perso 4kg dall’inizio dell’estate ma ancora non mi sento a mio agio. Ho iniziato anche a vedere e provare alcune diete o prodotti, se ne trovano tanti in giro e tanti metodi diversi. Ho visto siti e chiesto in giro, la scelta ne è davvero tanta. 

Mangiare di meno aiuta, ma onestamente mi sento debole se mangio troppo poco, all’inizio soprattutto era davvero difficile placare i crampi di fame, ma poi ci si abitua. La svolta è arrivata quando ho iniziato ad assumere un pasto sostitutivo, a colazione, come scritto sulla confezione: ho trovato un sito affidabile, iniziato a seguire una pagina Facebook dove molte persone testimoniavano funzionasse e così ho fatto un ordine. Da prima solo un sostituto del pasto a colazione, poi le barrette, gli integratori… Dicono che facendo sport servano gli integratori, così li ho presi. Ho iniziato a seguire le pagine, gli slogan etc, e devo dire che ho continuato a perdere peso: altri 2.5 kg nelle 3 settimane successive, e tutto senza rinunciare a mangiare, ma ormai mangiare non mi andava più nemmeno tanto.

“Sai che sei dimagrita? “

“Vero? Grazie!”

“Sì, ma non hai un bel colorito…”

“In che senso?”

“Boh, sembri anemica…”

Celine, che si preoccupa per me, è adorabile.

Ultimamente ci siamo sentite molto poco, soprattutto durante l’estate. Il fatto che lei abbia la casa al mare, non mi permette di vederla spesso, poi comunque lei ha il suo gruppo di amici giù, mi sento di troppo.

“Con Mik come va?”

“Bene, lui oggi andava all’acquapark con gli amici, e quindi ho voluto vederti visto che sto periodo non ci siamo mai viste.”

“Già, non ti sei mai fatta sentire brutta stronza! Ahahahahah”

“Stronza io? Ma stronza ci sarai tu ahahahaha”

Era davvero tanto che non ridevo così, che scherzavo con un’amica…

La mia estate è trascorsa tra giornate monotone e noiose, sono uscita qualche volta ma nulla che mi abbia mai fatto dire “Mamma mia come mi sono divertita”.

Ed ora quì, con Celin a tirarci l’acqua della fontana, come due cretine. 

I suoi capelli neri che seguono il vento, i seni che saltano mentre corre, le curve perfette del suo corpo, i suoi occhi nocciola chiaro, con un taglio che ricorda quello di un cervo si muove leggera e veloce, la bocca piccola, ma di una delicatezza unica. Lei è la più bella di tutte secondo me, lei è come un fuoco che danza sul mare.

Lei è così bella…

Hey, c’è una festa con degli amici di Mik sabato, perché non vieni?”

“Una festa? Dove?”

“Al mare, a casa di Danilo, è un bel ragazzo, magari sai…”

“Cosa mi rappresenta quella faccia maliziosa?? “

E siamo scoppiate a ridere come 2 sceme

“Dai, è veramente figo, secondo me, per come sei ora se ci provi, una scopata te la fai”

“Una scopata?”

“Beh che ho detto?”

“No niente, ma sai… Non mi va”

“Vabé, ma è anche un bravo ragazzo, vieni che ti costa?”

“Ci penso…”

“Brava! Dai andiamo a prenderci una birra al bar ti va?”

“E lo chiedi?”

“Quindi Glò, che hai fatto quest’estate, non me l’hai mica detto?!”

“Non te l’ho detto perché non ho fatto praticamente niente a parte sport. Sono uscita qualche volta con mio cugino ed i suoi amici, ma niente di che. Un’estate parecchio sottotono. Tu invece?”

“Beh, io sono stata sempre al mare, mi sono divertita un sacco: ogni sera feste, sono stata quasi sempre ubriaca, penso proprio di aver esagerato con l’alcol quest’estate. Tanto ormai ricomincia la scuola, sarà un mortorio fino a Natale.”

“Ti invidio.”

“Perché?”

“Perché? Perché tu hai fatto un sacco di cose, io niente. Mi sento una sfigata.”

“Rimediamo allora!”

“Come?”

“Alla festa!”

La festa era sabato, con Celine mi sono vista solo mercoledì. Non è che avessi davvero una gran voglia in realtà di andare a quella festa, ma tutto sommato non era neanche una così brutta idea.

Ero un po’ come in ansia lo ammetto, e mentre mi preparavo, questa iniziava a salire. Non avevo nemmeno mangiato a pranzo per paura che il top mi facesse la pancia, invece per la prima volta dopo davvero tanto, troppo tempo, mi sentivo carina.

Ero ben truccata, non troppo, un filo di matita sugli occhi, dell’ombretto, poca terra sulle guance, la piega, e allo specchio mi vedevo bene. Mi comprai un top nero un po’ scollato il giorno stesso, dei pantaloni neri a vita bassa che mi facevano un bel culo, tacchi…. Forse troppo nero visto che anche i miei capelli praticamente lo sono, ma poco importa: vesto solo nero.

“Ammazza che figa.

Esordì Celine”

“Dai, smettila, tu sei figa, non io…”

“Su, sali. Andiamo prima al bar a prenderci qualcosa, ci scaldiamo ;)”

Lei non è mai esistita prima – Capitolo I

Capitolo I

“Eh sì, direi che sei decisamente in dolce attesa!”

“… Come?”

Sono incredula, era un po’ che ci provavamo, ma non pensavo che questo giorno sarebbe arrivato, e non così.

Questa era una visita di routine dal ginecologo, che poi ero in ritardo col ciclo da una settimana e mezza okay, ma chi ci pensava?

“Eh sì mia cara, sei incinta, poche settimane in verità, ma lo sei.”

E qui mi sono sciolta, ho realizzato ed ero super felice.

“Sei felice eh? Te lo si legge in faccia”

“Non immagini quanto, non vedo l’ora di tornare a casa e festeggiare con mio marito”

“Ahahahaha, fai bene. Puoi rivestirti.”

Ancora ero un po’ incredula, e mentre pagavo e mi veniva fatta la ricevuta, pensavo solamente a come sarebbe cambiata la mia vita d’ora in avanti.

Ero un misto, tra eccitazione e paura, sì, provavo anche quella, la paura, dopotutto un figlio ti cambia la vita, tutti lo dicono, ed ora, forse per la prima volta, me ne sto rendendo conto davvero.

Nel tragitto verso casa, non facevo altro che pensare a cosa sarebbe servito, per prendersi cura del bambino intendo: culla, giocattoli, vestiti, ecc.

Il ginecologo mi ha anche consigliato di servirmi di una struttura specializzata, in modo da prevenire eventuali complicazioni durante e post gravidanza, ed al contempo, avere tutto il necessario per avere una gravidanza “tranquilla”.

Ci penserò su, ora come ora, l’unica cosa che veramente mi preoccupa, e mi eccita allo stesso tempo, è la reazione di Rick.

Avevo ancora circa 30 minuti prima di tornare a casa, 30 minuti nel traffico. Non vivo in una metropoli, anzi, qui siamo tutti paesini che vanno dai mille ai seimila abitanti, ma sembra di stare A Roma per le macchine che circolano.

Accelera, frena, gente che entra da destra, da sinistra, è stressante. Così tutti i giorni, vado a lavoro, tutto il giorno al pc, fatture, rendiconti, stipendi da pagare, documenti su documenti di gente che nemmeno li sa scrivere, eppure non è così difficile compilare un foglio con quattro dati in croce, ma perché deve essere tutto complicato.

Poi le colleghe che non riescono nemmeno a condividere un file sul server, e continuano a stampare, buttare, sprecare. Perdere tempo a scrivere con un solo dito sulla tastiera, quando sono 20 anni che lavorano lì. Non lo so, ma sono piccole situazioni che mi stressano.

“Andiamo a casa”

E’ strano tornare a casa, ed invece del solito “com’è andata oggi tesoro?” cercare le parole per dare una notizia del genere.

Spengo l’auto, giro lo sguardo verso le luci accese di casa: Rick è già tornato.

Sono solo 3 mesi che siamo sposati, e solo uno e mezzo che che viviamo nel nuovo appartamento, insieme. Gli scatoloni non sono ancora del tutto sistemati, non abbiamo molto tempo visto che lavoriamo entrambi tutto il giorno, poi bhé, il fine settimana ci piace farci un giro, quindi restano lì.

“Madonna che freddo!”

Esclamai scendendo dall’auto. Ed era veramente freddo, magari quella notte avrebbe anche nevicato, e sarebbe stato davvero bello: la neve, io e Rick con un bicchiere di vino in mano, davanti alla TV, sotto le coperte, abbracciati, appagati dalla notizia che presto avremo un figlio.

“Tesoro, sono a casa!”

“Bentornata! Sono in cucina!”

Se magari ve lo state chiedendo, sì, Rick cucina!

“Mamma che freddo! Cosa stai preparando?”

Dandogli un bacio

“Nulla di che: semplici crostini al prosciutto”

“Ho tanta fame!”

“Pochi minuti e sono pronti. Com’è andata la visita?”

Eccola la domanda. 

“Bene, tutto normale”

Mentii. In realtà mi prese qualcosa, un blocco. Magari non ero ancora pronta a dare la notizia così di slancio.

“Vado un secondo in bagno!”

Andai di corsa a dir la verità, come quando ti scappa e non riesci più a trattenerla.

In realtà non dovevo fare nulla, ma ero stata presa come da un senso di angoscia, misto ad euforia.

Perché?

Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo I

Capitolo I

Eccomi qui, un’altra mattina mentre scendo dal letto, faccio colazione svogliatamente, non ho neanche voglia di inzuppare il biscotto nel caffè-latte.

“Hey ti muovi? O vuoi fare tardi anche stamattina?”

“Sì, sì, arrivo!”

Mio padre, che come ogni mattina mi mette ansia perché deve “aprire perché il capo arriva sempre prima di tutti”… Che stress…

Butto giù in un unico sorso la tazza di latte, corro in bagno, vestiti, ed in 3 minuti sono già pronto. Mi sono serviti 2 schiaffi ben assestati che mi sono dato da solo per svegliarmi a dovere, ma è solo prassi, un semplice rito un po’ masochista che ripeto ogni mattina per svegliarmi.

La nostra, bhè, quella di mio padre, io ci lavoro soltanto, non è una grande azienda, ma facciamo del nostro meglio: produciamo accessori metallici, e cerchiamo di puntare sulla qualità che sulla quantità, cosa non sempre facile. Il giorno sono spesso vicino all’alto forno, fa caldo, e l’odore di ferro incandescente è sempre lì, che ti stupra il naso, i polmoni, posso quasi sentirli bruciare quando apro lo sportello per tirare fuori il pezzo arroventato.

Finalmente a casa, la sera come ogni sera sono parecchio stanco e l’unica cosa che voglio è una doccia e divano, e come ogni sera, mi tolgo la maglietta e lo specchio mi dice cose che non voglio sentire.

Non sono un granché, non ho un filo di muscolo, solo un ragazzo un po’ rachitico con un accenno di pancetta da alcolizzato, lo sono sempre stato, ma stasera, boh, non mi vedo proprio bene. 

“Sai che faccio? Domani mi iscrivo in palestra!”

Forse era meglio dormirci su qualche giorno in più.

Sono qui, davanti la porta della palestra, pronto ad entrare, ma onestamente già vedo dalle vetrate d’ingresso tutte queste persone, che corrono, staccano pesi, fanno versi strani, tutti tirati in canotte e pantaloncini di dubbio gusto… Mah, non lo so. Intanto entriamo ed iscriviamoci, poi vediamo.

Presi coraggio, feci il primo passo oltre le porte scorrevoli in vetro trasparente, così trasparente, che se non ci fossero le grafiche sopra, probabilmente sarebbe davvero facile e molto usuale sbatterci la faccia.

L’ingresso è immenso. Ho capito che questa è la struttura più grande della zona, ma non pensavo che per allenarsi, si avesse bisogno di tanto spazio e lusso.

Ero abituato all’università, ok ci sono stato solo un anno, ma sono comunque stato spesso in una palestra, ad accompagnare la mia ex ragazza. Era un buco, sembrava più uno scantinato abusivo di qualche losco individuo che distillava liquori di contrabbando per venderli ad improbabili acquirenti in cerca di sapori “più forti”.

Quì invece è totalmente diverso: spazioso, luminoso, tutto bianco ed asettico. Anche troppo bianco ed asettico a dire il vero, ma dava una piacevole sensazione di pulito, come quando si è dal dentista, in sala di aspetto, e senti quel pungente odore di disinfettante misto a freddo poco prima di una nevicata.

Oltre ai poster, che abbellivano l’ingresso con figure di uomini e donne in posa, dai lineamenti perfetti e fisici scultorei, c’erano i tornelli per l’ingresso. I tornelli poi, perché i tornelli? Che siamo in metro?

Vabè, poco importa, e la reception, con una splendida ragazza dai capelli castani pronta ad accogliere i vari clienti.

Stava parlando con un uomo palestrato, lui stava palesemente flirtando, ma la ragazza non era molto per il “dargli corda”. Come biasimarla: immagino quanti ci provino. Dopotutto ce le mettono apposta così carine: attirare clienti.

Aspetto pazientemente che quel tipo pelato, con una canotta così sottile da coprire appena i capezzoli finisse il suo monologo su quanto sia “doloroso il farsi la ceretta alle gambe”, per farmi avanti.

“Buonasera! Benvenuto!”

“Buonasera!”

Risposi con aria timida”

“Mi dica pure?”

“Vorrei iscrivermi in palestra”

“Prima volta?”

“Si”

“Bene, conosce già i corsi che abbiamo, oppure ha già le idee chiare su cosa vuole fare?”

“Oddio, in verità pensavo semplicemente di fare pesi. Senno che corsi ci sono?”

“Abbiamo Crossfit, Hit, Spinning, Funzionale, Zumba. Senno corsi in piscina”

“Nono, vada per i pesi, poi magari vedo.”

“Perfetto. Allora, ecco i fogli che deve compilare e firmare, poi avrei bisogno della sua carta d’identità e codice fiscale. Ha intenzione di iniziare oggi?”

“Si”

“Bene, allora le preparo la chiave elettronica per accedere agli armadietti, le docce ed i macchinari. In pratica tutto. All’interno verrà anche caricata la sua scheda di allenamento, che poi potrà anche seguire dall’app che può scaricare da app store o play store.”

“Si, ho capito.”

“Altre domande?”

“Si, una: costo abbonamento mensile?”

“60€, ma visto che la prima volta ci sono anche 30€ di assicurazione.”

“Ok. E’ possibile pagare con carta?”

“Certamente”

Erano un bel po’ di soldi, a pensarci bene. Ricordo che la mia ex pagava 30? 40€ al mese. Ma comunque non così tanto. Vabè, si pagherà la struttura, o magari i personal sono fenomenali. Chi lo sa!? 

Attesi lì qualche minuto, il tempo di consegnare i documenti, farmi una foto tessera, ritirare la carta ed ero pronto a cominciare.

Bene, ecco a lei, può andare. In sala troverà Gianluca, uno dei nostri personal, parli con lui. Le ricordo che il suo abbonamento le permette di venire tutti i giorni, per il tempo che vuole, senza limiti, nell’ambito della sala pesi e corpo libero. E ancora, benvenuto!

Quel “benvenuto” lo disse con un sorriso tale, che mi sciolsi letteralmente. Era davvero carina e quella divisa le risaltava le forme.

Stavo avendo un’erezione, meglio sbrigarsi, e non pensiamoci più.

Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo I

Capitolo I

“Gloria! Gloria! Sei con noi?”

“Si prof, mi scusi…”

Mamma mia prof, e mollami. 

Che lezione noiosa, non capisco ancora a cosa serva latino. Dicono “serve perché così impari a ragionare, impari un metodo di studio”, ma di cosa? 

A me sembra solo una lingua morta, al massimo utile a chi studia lettere antiche o archeologia, ma vabè, oramai sono 4 anni che mi faccio questa domanda senza risposta, ed onestamente non me ne importa nulla. Una settimana ed ho finito, e sono libera di godermi l’estate.

“Zzzzz, Zzzzz”

“Chi cavolo è?”

Celine, la mia migliore amica. Non stiamo nella stessa classe, solo nello stesso istituto ma facciamo tutto insieme praticamente.

“Hey, ti muovi? “

“Eccomi, eccomi!”

“Ce ne hai messo di tempo.”

“Scusate, ma la prof ha continuato a spiegare anche dopo la campana”

Questo è in assoluto il periodo dell’anno che preferisco: la primavera, i finestrini abbassati, il sole, e quel senso di libertà che si sente nell’aria, non lo so, tutto sembra più felice. Dopo un pranzo veloce al Mc, siamo andati a casa di Celine per i costumi

“Mamma mia quanto ho mangiato!”

“Si vede!”

“In che senso si vede?”

“Glò, non lo so, guarda, che sono quei buchi sulle gambe?”

“Che buchi??”

Io allibita, non capivo cosa stesse dicendo la mia amica. Mi guardava le gambe, le guardai anch’io, e capii…

“Visto?”

Guardai la mia coscia, e lì, vicino all’elastico dello slip, un buchetto. Presi con le mani ai lati e strinsi la pelle: se ne formarono altri, quasi invisibili per la verità, che forse nemmeno esistevano, ma io li vedevo. Li vedevo, ed erano terrificanti.

“E’ ora che inizi a fare qualcosa per quello, se continui così a 20 anni sarai piena di cellulite”

“Ah ma stai zitta”

Però aveva ragione. Cellulite, solo pensare a quella parola mi venne una nausea bestiale, come se il mio corpo avesse realizzato cosa stava succedendo e cercasse in ogni modo di fare qualcosa di immediato e definitivo: vomitare il pranzo a base di grassi che avevo ingerito poco fa.

“Hey, ci sei ancora?”

“Domani andiamo a correre va bene?”

“A correre?”

“Si! Correre, e tu vieni con me”

“Va bene”

La giornata andò bene, la spiaggia, il sole, ci divertimmo tantissimo, ma i miei pensieri non potevo fare a meno di convergere sul come mi stavo riducendo, che poi riducendo è un brutto modo di dire questa cosa, non è che avevo iniziato a drogarmi o cosa, ma mi sentivo improvvisamente a disagio con me stessa. Non mi era mai successo prima.

In tutto questo guardavo Celine, ed il suo corpo atletico. Lei aveva tutto: è bellissima, seno grande, chiappe sode, niente pancia, anzi, un cenno di addominali. 

Voglio essere come lei

Dicevo tra me e me. Veramente, più la guardo, e più la invidio.

Poi guardo me, effettivamente ho un minimo di pancetta, poi non sono male, sono carina, ma non lo so, all’improvviso non mi vedo più bella.

Mi addormentai di sasso, ma il mio sonno non fu tranquillo. Mi alzai diverse volte, o comunque sai quando hai quella sensazione di sognare che non riesci a dormire? Questo lo descrive bene, e mi svegliai stanca.

La mattinata fu di routine, ed anche io mi sentivo meglio.

La lezione di stamattina è particolarmente noiosa, e Montale non aiuta di certo a far scorrere il tempo.

Non faccio altro che scrollare la home di instagram, cercare dei Reels, vedere post, magari trovo qualcosa di interessante e divertente.

“Zzzzz, Zzzzz”… Celine che mi ha appena inviato una foto

In effetti lo eravamo: una foto dove ridiamo come pazze perché Celine si è sporcata il naso col gelato e provava a pulirsi leccandosi con la lingua, con scarsi risultati.

La foto l’aveva scattata Mik, il ragazzo di Celine, anche lui un gran figo.

Io non ho il ragazzo, ho avuto una storia, durata poco più di 4 mesi, finita male ovviamente, come la maggior parte delle storielle adolescenziali. Loro invece sono felici, non stanno insieme da molto, saranno 3 mesi, ma sono felici. 

Non ho tantissimi amici, quindi esco sempre con lei, e con Mik… Onestamente inizio a sentirmi come di troppo, molte volte sono lasciata da parte, giustamente, ma le uscite in 3 ormai iniziano a diventare pesanti.

Pomeriggio di studio, le ultime interrogazioni iniziano a mettermi pressione, quindi passo tutto il tempo sui libri, e le 18.30 arrivano abbastanza velocemente

La mia prima esperienza con lo sport: un disastro totale.

Non avrei mai potuto immaginare che correre sul serio fosse questo. Neanche 5 minuti e già sentivo bruciare le gambe, dopo 10 il cuore sembrava scoppiarmi nel petto, ed avevo dolori un po’ ovunque. Celine invece? Fresca come una rosa

“Stanca?”

“Zitta, sto per morire. “

Dicevo con il fiato che faticava ad uscire dalla bocca per quanto bruciavano i polmoni

“Camminiamo un po’ allora… Hai voluto esagerare, non sei allenata, facciamo con calma.”

Camminammo per un po’, in silenzio, anche perché non è che riuscissi a parlare più di tanto con i polmoni che bruciavano, come punti da microscopici aculei.

“Mi spieghi che ti è preso Glò?”

“In che senso?”

“Nel senso che da quando ti ho detto di quella smagliatura sembri impazzita, si vedeva da come correvi, ti ho detto “segui il mio ritmo”, ma tu andavi più forte. Più forte di me, che sono 10 anni che corro praticamente.”

“Beh si… “

Dissi che ancora ansimavo

“Non mi sento bella ultimamente, e l’altro giorno mi sono sentita davvero a disagio quando mi hai detto della smagliatura”

“Eh vabé, ma che è colpa mia? Mica ho fatto apposta! Ho visto quella cosa e te l’ho detto.”

“Hai ragione, scusa”