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Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo IV

Capitolo IV

Rimasi li, da sola come una cretina, in mezzo ad una marea di gente che non sapevo nemmeno chi fosse.

Celine e Mik? Spariti “dove starà il bar?”

Mi guardai un po’ intorno, nella speranza di vedere qualcosa che somigliasse minimamente ad un bancone, niente. Fermai la prima persona che mi arrivò a tiro e che aveva un bicchiere in mano

“Scusami, il bar?”

“Lì, dietro a quel muretto con la siepe e le palme”

“Grazie!”

Mi voltai di scatto, e quasi che correvo verso quel muretto, e all’angolo Sbamm!

“Oh Glò ma che cavolo fai?”


“Oddio scusa, non ti avevo vista!”


“Ma ti sembra il modo di andare in giro?”


“Dov’è Danilo?”

Celine che si guardava intorno

“Sono arrivati alcuni suoi amici e se lo sono portato via… Con la forza direi”

“Ma dai! Che stronzi! Vi siete almeno parlati?”

“Si, più o meno… Beh, ci siamo detti giusto 2 parole in croce”

“Vabè, tieni, questo è per te!”

Celine di allungò un bicchiere con dentro un qualche liquido rosso

“Cos’è?” Chiesi

“Negrosky! Zitta e bevi!”

Aveva il sapore della benzina, mista a non so quale sapore amaro che mi strappò un’espressione parecchio contrariata sulla faccia, così evidente che quei due stronzi di Celine e Mik si misero a ridere sotto i baffi

“Cazzo è? Benzina?”

“Dai che è buono, tu continua a bere, vedrai che migliora”

E così feci, buttai giù un altro sorso di quella brodaglia rosso scuro, ma non è che migliorava poi tanto, ma ormai avevo la bocca mezza anestetizzata, quindi non gli diedi poi molto peso.

Dai, andiamo a ballare”

Celine mi teneva la mano, e mi trascinava verso quella che doveva essere una console mezza improvvisata su di un soppalco. Ma era ben organizzata: luci tutto intorno, separè e palchetto rialzato, sotto un quadrato circoscritto da aiuole, proprio davanti la piscina.

Ero molto impacciata, timida, non mi muovevo quasi per niente, ancora non ero entrata nel mood della festa, come sempre del resto, all’inizio ci vuole sempre un po’ di rodaggio, anche perché ancora la musica non era niente di che, e la pista quasi vuota.

Il tempo passò in fretta, primo cocktail finito

“Ma allora ti è piaciuto”

“Cosa?”

“Ti è piaciuto dico! Te lo sei finito in un fiato”

“Alla fine avevi ragione, non era male per niente”

“Dai, finisco questo e ne andiamo a prendere un altro, tanto guida Mik”

“Ovvio, fortuna io che faccio da autista”

Era bello per una sera non pensare, lasciarsi un po’ andare, come trasportate dal vento.

Anche il secondo cocktail andò giù parecchio velocemente, e con esso il mio corpo si scioglieva, e la mente, beh, iniziava a pesare meno dell’aria stessa.

Oramai io e Celine eravamo alla  terza bevuta, ed era una vita che non bevevo davvero ad una serata, o che andavo ad una serata, e quel Negrosky era forte davvero… Non ero ubriaca, ma poco ci mancava.

La gente iniziava ad arrivare in pista, la musica si alzava, la piscina iniziava ad affollarsi, poco importava, già avevo fatto il bagno, 2 minuti, ma mi ero tuffata.

“Era ora che ti facessi vivo!”

Celine che urlava, verso di noi arrivava Danilo con un gruppo di suoi amici, lo stesso che lo avevano portato via.

Non gli prestai molta attenzione, ero presa dalla musica, adoro Dymatik, ed onestamente non pensavo qualcuno lo conoscesse, ma chi metteva la musica, era davvero bravo, devo dirlo. La musica era il top, potente e coinvolgente, e non avevo voglia di distrarmi pensando a chi avevo intorno.

Il gruppo di Danilo si unì a noi, erano 3 ragazzi compreso lui a dir la verità, quindi nemmeno definibile gruppo, ma vabè…

“Lei è Gloria! Glò, oh, ci sei?”

“Piacere”

Ci presentammo tutti, ma come vennero pronunciati, quei nomi vennero già dimenticati

“Celine, balliamo, amo questa canzone”

“Ma sei ubriaca?”


“No… beh si… non lo so”

“Non reggi un cazzo ahahhahaha”

Ed era vero, non reggevo un cazzo. Non che fossi ubriaca davvero, un po’ brilla ok, ma non ubriaca, avevo solo voglia di non pensare.

La serata andava avanti. ero felice.

“Hey, vado al bar, vuoi qualcosa? Mi accompagni?”

“Ma si…”

Era Danilo, un po’ avanti anche lui, si vedeva, ma lo accompagnai, anche se non lo conoscevo.

“Che prendi?”

“Boh, tu che prendi?”

“Mmm, Gin Tonic.”


“Allora anche io”

“Frà, facci 2 Gin Tonic”

“Oh, bella Danì, era ora passassi a salutarmi”

“Ma se siamo stati insieme tutto il pomeriggio!”


“Eh vabè, era per dire… Non ti sei visto tutta la sera”

“Sono stato in giro”

Il barista, un certo Francesco da quel che avevo capito, lanciò un’occhiata maliziosa nella mia direzione.

Danilo fece solo un segno come a dire ma smettila, nulla di più. 

I due continuarono a parlare, ma io ero incantata, o meglio dire avevo solo lo sguardo fisso, su Francesco che preparava i cocktail. Era veloce, e tutti i movimenti che faceva sembravano precisi e puntuali: direi che nella vita privata, fa il barman di professione.

“Ecco quì, 2 Gin Tonic, con poco tonic e molto Gin… Solo perché sei tu”

Allungò i bicchieri oltre il bancone facendo un occhiolino

“Grazie! Tieni, questo è tuo”

Disse allungandomi un bicchiere. Tornammo in pista, senza dire una parola l’uno all’altro. 

Ero un po’ stordita a dir la verità… Erano solo le 2, ma io ero stanca, in realtà un mix tra stanchezza, eccitazione, e qualcos’altro che non so descrivere.

“Ce ne avete messo di tempo”

Disse Celine

“E falli fare, neanche fossi la madre”

Questo era Mik, in risposta. In verità era un ragazzo molto protettivo, ma ci conosceva entrambi, così pensò bene di dire la sua.

“Gne gne gne”

La replica di Celine

“Oh cazzo, era una vita che non sentivo questa canzone!”

Non ricordo il titolo in verità, ma era una canzone che non sentivo da tempo ed era tanta roba.

Non parlammo più, iniziammo solo a ballare, a saltare e si, a versare parte del drink a terra, e forse anche un po’ addosso.

Ero completamente in balia della musica, mi sentivo leggera, mi stavo divertendo davvero tanto, le luci, l’aria, la musica, le orecchie che sembravano piene di ovatta… Era bellissimo.

In tutto questo, sentii solo qualcuno starmi dietro, abbracciarmi in vita, ballarmi intorno, avvicinarsi… 

Non mi importava chi fosse, avevo voglia… Girai qual poco la testa, alzai un braccio, lo passai intorno alla testa di Danilo, e ci baciammo.

Continua…

Lei non è mai esistita prima – Capitolo V

Capitolo V

Come tutte le mattine, i miei indumenti erano già pronti all’appendiabiti, quindi bastava semplicemente indossarli.

Quella mattina vestivo con un completo molto informale: un semplice maglioncino grigio in lana con trama sottile, delle calze nere, con su una gonna a tubetto in finta pelle del medesimo colore e degli stivaletti a caviglia con una fibbia oro a contornare la caviglia.

Presi il cappotto, la borsa, cellulare e chiavi ed uscii in tutta fretta, svegliandomi di colpo al mettere il naso fuori di casa ed inspirando quella fredda aria che svegliava i sensi.

Era freddo, davvero freddo, e l’erba aveva un sottile strato di brina che la faceva scintillare quando toccati dai deboli raggi del sole del mattino.

L’abitacolo dell’auto sembrava essere ancora più freddo che all’esterno, di solito guido senza cappotto che mi dà fastidio, ma quella mattina non potei far altro che tenerlo su, accendere la macchina e pregare che si scaldasse il prima possibile. 

-5° la temperatura segnata, ed erano le 8 del mattino.

Dopo quasi 40 minuti di traffico eccomi finalmente in ufficio, un luogo caldo finalmente.

Presi posto alla mia postazione, accesi il pc e subito andai come da routine alla macchinetta del caffè: avevo l’abitudine di non prenderlo a casa, ma appena arrivata in ufficio, come a dire “start, si comincia”.

“Buongiorno”

Salutai. Nella stanza con me, vi erano le postazioni di Cristina e Mary, anche loro responsabili della contabilità e della gestione dell’intera azienda.

Erano circa quattro giorni che il lavoro ci sormontava, e dovevamo correre: era stato aggiornato tutti il sistema di condivisione file e server farm, almeno questo era il nome che ci era stato detto, ma non avevo idea di cosa fosse, so solo che dovevamo imparare a lavorare in un modo un po’ diverso da come eravamo abituate finora. In pratica tutti i dati, documenti e programmi erano condivisi tra di noi, e per lavorare, dovevamo imparare ad usare una stanza in cui mettevamo tutto, in modo da poterlo condividere, modificare, quindi avere in tempo reale tutte e tre. Questa stanza poi era condivisa dal resto dell’azienda. In pratica tutti avevano tutto.

Il problema era imparare ad usare i vari sottoprogrammi per le fatture, la gestione etc, quindi si, erano giorni pesanti molto stressanti. Già tutto quello che ho detto poco sopra, sono tutte cose che ho imparato negli ultimi quattro giorni, maggior parte delle cose, non so ancora bene cosa sia.

Dunque, il caffè.

Stavo mettendo la cialda quando mi venne un dubbio: potevo prenderlo?

Non sapevo se in gravidanza potevo prendere o meno caffè, così restai un secondo ferma con la cialda in mano, a pensare.

La cosa non passò inosservata ad Ilaria

“Oi, ti sei incantata?”


“Eh? No scusami, ero sovrappensiero”

Così decisi di fregarmene: lo avevo preso anche ieri, per un giorno cosa sarebbe potuto succedere?

Così inserii la cialda, e schiacciai il solito “caffè lungo”, come tutte le mattine, poi mi voltai

“Quindi a voi come va con il nuovo programma?”


“Bah, a me non è cambiato niente: devo solo ricordarmi che tutti i resoconti spese, vanno nella cartella <resoconto spesa>, fine. A te invece?”

“Io ancora non ci ho capito molto, ma non sembra troppo difficile, devo solo capire come funziona. Cristina e Mary stanno messe peggio”.

“Immagino”

“Hey Girls! Buongiorno! Che si dice?”


Si presentò Sabrina.

“Nulla di che in verità, si parlava della nuova gestione del programma generale”

“Ah ho capito… oggi invece che si fa?”


“In che senso?”



Chiese Ilaria con aria un po’ perplessa

“Dai, è venerdì, facciamo qualcosa dopo il lavoro?”


“Mmm, non lo so, io devo tornare a casa che devo accompagnare Nicolas a calcio”

“Ho capito… Tu?”

Riferendosi a me

“Io non so, volevo stare un po’ con Rick”

“Porta anche lui”

“Chiedo e ti faccio sapere ok?

“Si ok, ma fallo!”

Era sempre così, poteva sembrare scontrosa e saccente a volte, ma sotto sotto era una bravissima persona. 

Se avevi un problema o qualcosa puoi stare sicura che puoi contare su Sabrina, oltre che nel lavoro anche nella vita. Tipo un mese e mezzo fa, quando abbiamo traslocato, è stata lei ad aiutarmi con moltissime faccende: organizzare/catalogare gli scatoloni, riempirli, caricarli e scaricarli. Il bello è che lo fa in maniera molto “silenziosa”, lei è lì, ma non la vedi, un po’ come l’aria che respiri.

Ricordo ancora quella calda giornata autunnale, eravamo in ufficio a lamentarci di quanto fosse caldo e senza pensarci dissi “ma ci pensi che questo fine settimana inizio il trasloco…”, giusto per lamentarmi un po’ del caldo, e Sabrina, beh, senza che dicessi nulla

“Vengo a darti una mano, tanto non ho niente da fare”

E si presentò davvero, lavorò sodo e non volle nulla in cambio.

Magari si sentiva in colpa perché al mio matrimonio, direi troppo ubriaca, ci provò con mio marito, e quello era solo un modo per scusarsi diciamo.

Forse, ma non penso, lei era così di natura, non era la prima volta che si proponeva di aiutare senza dire nulla e senza volere nulla in cambio, ma solo perché ha buon cuore.

Quindi mi decisi di mandare un sms a Rick, giusto per essere coerente con quello che avevo detto.

Così presi il telefono

“Invio”

“Ho chiesto, dopo ti faccio sapere”

“Oh yeah”

Una risposta un po’ distaccata, ma ci stava: erano anche le 9 di mattina e si, per chi dice che le 9 di mattina è tardi, come a dire “è un pezzo che è sorto il Sole”, beh, per me non è tardi, anzi…

Quindi tornai alla mia scrivania, soffiando delicatamente sul bicchierino bollente di caffè cercando un modo per raffreddarlo.

Poi pensateci: soffiare su qualcosa di caldo è esso stesso un controsenso, o almeno lo è per me. Io ad esempio soffio anche sulle cose fredde, non so il perché. Il motivo che mi do è che lo faccio perché inconsciamente cerco di riscaldarle. Sì, mi faccio spesso domande inutili.

Così mi sedetti davanti l PC che era ormai avviato.

Il caffè era solo un modo per attendere che il PC si accenda facendo qualcosa, visto che ci mette 10 minuti buoni, almeno non sto lì davanti impalata ad aspettare che si decida a partire. 

“Me ne serve uno nuovo” borbottai soffiando e portando alle labbra il primo sorso di caffè amaro: bollente!

Feci una smorfia con la lingua ed iniziai ad agitare la mano come un ventaglio nel tentativo di raffreddarla, e nel gesto ben poco aggraziato rischiai di gettarmi addosso tutto.

Così posai il bicchierino, mi voltai di scatto, e presi la bottiglia d’acqua che avevo in borsa e mi sbrigai a berne un sorso per raffreddare l’ustione che probabilmente mi ero procurata.

Mi presi quei cinque, forse dieci secondi per riprendere il controllo della mia lingua, stando con la testa china, gli occhi chiusi e tenendo il sorso d’acqua fermo in bocca per permettere al liquido di assorbire il calore. Alzai la testa di scatto, inghiottii e con un rumoroso soffio sputai fuori il vapore caldo dalla bocca.

Dopo una bella scrollata con la testa ero pronta ad iniziare a lavorare

“Questo schermo è un disastro”

Sussurrai dando una veloce occhiata al macello di cartelle, icone e documenti che popolavano il mio desktop: “Sarà il caso di sistemare un po’”.

Avevo quei quindici minuti prima che iniziassero ad arrivare mail e telefonate varie, così iniziai a creare cartelle con denominature varie, come avevo da poco imparato a fare, ctrl+swift+n era la scorciatoia per creare una cartella. Ci misi un po’ a ricordarmelo, forse troppo, perché i minuti passarono e senza neanche rendermene conto, Vittoria, il capo, mi stava chiamando dal bordo della scrivania.

“Fede, nel mio ufficio, subito”

Continua…

Lei non è mai esistita prima – Capitolo IV

Capitolo IV

Mamma mia che sonno, solo il fare colazione è faticoso. Non ho neanche voglia di mangiare, ho troppo sonno ed anche troppe cose da fare.

Solo che stanotte non ho dormito quasi niente, mi chiedo solo come faccia Rick a non risentire della carenza di sonno. Lo vedi che va gironzolando per la casa tutto pimpante, quasi fischiettando o canticchiando.

Ieri notte, dopo che gli ho detto di essere incinta, quasi non ci credeva: è rimasto tipo 10 secondi buoni impalato senza dire una parola, ho messo anche il dubbio il fatto che respirasse, poi i suoi zigomi iniziarono a gonfiarsi, le labbra a curvarsi, gli occhi a socchiudersi, ed assunse un’espressione di gioia ed incredulità allo stesso tempo. Si vedeva tuttavia che era felicità.

Quindi siamo stati quasi tutta la notte a parlare del come, del perché…

“Incinta? Ma come? Ma davvero?”

Si, me lo ha detto oggi la ginecologa”.

“Ma è bellissimo!! Ahahahaha” Disse saltandomi addosso abbracciandomi.

“Hey, piano, stai stringendo troppo!”


“Ma perché non me lo hai detto subito?”

“Beh, all’inizio volevo, poi ho avuto un po’ di paura in verità, te l’ho detto ora, senza pensarci, perché ero rilassata”

“… Sono felice…”

Disse sorridendo, e mi abbracciò ancora, per alcuni secondi, dandomi un calore che sentivo entrare fin dentro le ossa.

Fu un caldo e lungo abbraccio, in silenzio, dove non serviva parlare.

“Ti amo”

Erano le uniche parole che disse quando mi lasciò, sistemò il cuscino e si mise a dormire.

Io restai a guardarlo mentre si preparava le coperte, seguendo i suoi movimenti, i suoi gesti, la cura nel sistemare i lembi della federa in modo perfetto, senza che nessun angolo di tessuto uscisse.

Poi sorrisi, e mi misi a dormire anche io.

Quindi eccomi, con poche ore di sonno, anche agitate, stanca come se avessi scalato il K2.

“Hey tesoro! Ma che fai? Ci pensi?”


“Eh? Cosa?”

“Stai lì impalata! Hai il biscotto nel latte da una vita… Guarda, si è anche spezzato”

Guardai in basso, nella tazza, galleggiava metà del biscotto che avevo inzuppato. Distrutto

“Yaaawn… ho sonno, non ho dormito granchè, non stressarmi”

“Stressarti? Ma se ci stavi cadendo anche tu nella tazza tra un po’”

“Ah ma sta zitto”

Sorrisi, dopotutto era così che Rick mi faceva sentire: protetta.

Era sempre molto attento a come mi sento o cosa provo.

E’ un uomo che la sera mi chiede come sia andata la giornata, mi ascolta e mi da consigli. Si prende cura di me, mi rispetta, e mi ha molto a cuore, a volte anche troppo, rischiando di essere appiccicoso o pesante, ma è un difetto che alla fine si sopporta bene.

Dopotutto non lo fa apposta, lui fa così solo perché è un uomo di grande cuore, ha molte insicurezze e paure, come se avesse ricevuto poco affetto, ma ne può dare tanto.

E’ una cosa difficile da spiegare, è più che altro una sensazione. Spesso Rick è burbero, non parla molto, e sembra sempre un po’ sulle sue. Mi da proprio la sensazione che voglia sempre fare qualcosa per qualcuno, come se farlo lo faccia sentire meglio, o altro. Ormai lo conosco come conosco me stessa, so tutto di lui, ma ho sempre la sensazione, come se mi mancasse un pezzo, come se mi mancasse conoscere un pezzo di lui… E’ strano da dire, ma come se ci fosse una parte di lui ancora da scoprire, una parte sepolta chissà dove dentro di lui.

Ma amo anche questo di lui.

“Stasera uscirò un po’ prima dal lavoro, pensavo di fare la pizza. Ti va?”


“Siiii, magari! Oggi poi mi aspetta una giornata abbastanza impegnativa in ufficio, quindi tornerò sicuramente stanca morta.”

“Ma parlane con Roberta, cioè, non penso che tu possa stancarti così tanto adesso.”


“Ma dai, sono solo di poche settimane, ora non fa differenza se mi stanco un po’, anzi… se faccio come solito del resto. Aaaah, ultimamente è uno stress infinito. Questo nuovo appalto non ci da pace”

“Appunto, non stressarti!”

Sorrideva, un sorriso premuroso, che fece sorridere anche me

“Ci proverò”

“Brava!”

“Tanto con questo sonno che mi ritrovo, non riuscirei a combinare molto, ed è solo colpa tua!”


“Colpa mia?”


“Certo! Chi è che mi ha tenuta sveglia fino a tardi?”


“Ma cosa centro io scusa? E poi sei tu che sei andata a dormire dopo di me, come se non me ne fossi accorto”

“Sì, ma è solo colpa tua”


“E come?”


“Chi è che voleva farlo?”


“Eh vabè, se adesso ti attacchi a queste cose!?”

Era sempre divertente prenderci in giro così, anche perché ieri notte è stato stupendo, anche più del solito.

Sì, siamo una coppia che fuori è molto riservata, anche un po’ casta per così dire, ma nel privato siamo parecchio espliciti, un po’ perversi addirittura, ma immagino che vada bene così, dopotutto è la nostra vita privata, cosa importa tutti gli altri?

Ameno la nostra vita di coppia non è mai monotona.

“Metto i piatti nel lavello e vado. Te quanto hai?”


“Non molto, finisco una cosa quì poi esco anche io”

Ancora non sapevo cosa mi avrebbe riservato quella giornata, e sicuramente è stato meglio così, perché a ripensarci ora, forse avrei soltanto buttato tutto all’aria.

Lei non è mai esistita prima – Capitolo III

Capitolo III

Finimmo di cenare, cioè, cenare, 10 minuti in tutto per quanto ero affamata.

“Hey mangia piano! Almeno mastica “

“Fto masficando…”

Fermi a fissarci come cretini, fermi come statue, io con la bocca piena, lui con la faccia seria. E scoppiammo di nuovo a ridere come cretini, tanto che mi partirono dei pezzetti di cibo che finirono in faccia a Rick

“Ma ti pare il modo? ahahahaha”

“Scerto che mi are ‘l moho”

Continuai con la bocca ancora piena

“Guarda tu che schifo, mi hai sputato tutto, ora ho i tuoi germi addosso!”

“Bla bla bla”

Era una cena come tante altre, molto tranquilla e disordinata. Non eravamo grandi cuochi, anche perché lavoravamo tutto il giorno, e la sera non avevamo la minima voglia di preparare la cena. Nemmeno i piatti facevamo, riempivamo giusto la lavastoviglie e lasciavamo lavorare lei, con noi svaccati sul divano o a letto, magari con un bicchiere di vino, delle patatine, o se faceva freddo, come oggi, plaid e tisana.

Mi ero completamente dimenticata della giornata, dell’ansia di prima, di quello che stava per succedere, o semplicemente facevo finta di nulla, come se nulla non fosse accaduto. Quasi a negarlo a me stessa.

Non avevo neanche troppo tempo per pensare a quello che stava succedendo: il film, un thriller intrecciatissimo mi aveva completamente presa, non andavo nemmeno a fare pipì.

Il film parlava di un gruppo di ragazzi, coinquilini, il cui vicino di casa era morto in circostanze strane, e nel suo appartamento, i ragazzi hanno trovato una macchina fotografica gigantesca, che scatta foto del futuro, per la precisione 12 ore nel futuro, quindi 2 foto al giorno. 

I ragazzi in pratica ne approfittano per fare cose, come risultati di scommesse, lavoro, e scoprire cose… Ma non faccio spoiler: il film è Time Lapse

Ora in effetti ciò di cui avevo bisogno era un semplice film, una tisana calda e forse semplicemente qualcosa per cui non pensare.

“Mamma Mia che film! Piaciuto?”

E quel coglione di mio marito che faceva? Dormiva.

“Hey, svegliati!”

“Hem… Che è successo?”

“Ti sei addormentato! Ma come hai fatto?”

“Avevo solo sonno!”

Mi fece sorridere, di solito sono sempre io quella che si addormenta guardando un film, ma era davvero coinvolgente, proprio il mio genere.

Andiamo al letto?”

“Si, vado in bagno e ti raggiungo”

Andai in camera, ed iniziai a cercare un pigiama pulito e sistemare i vestiti per il giorno dopo. Avevo l’abitudine di alzarmi sempre all’ultimo secondo, quindi avevo preso l’abitudine di preparare gli abiti per il giorno dopo prima di andare a dormire. Non sapevo cosa mettermi per il giorno dopo, odiamo indossare per più di 2 giorni di fila lo stesso tipo di vestiti, non gli stessi, ma lo stesso tipo. Mi piace variare spesso, dalle camicie, ai blazer, alle felpe. Dipende dal mio stato d’animo e a quanto potrebbe essere impegnativa la giornata. 

Stavo prendendo una felpa dal cassetto in basso, sento qualcuno afferrarmi da dietro per i fianchi e premere contro il sedere. 

“Non puoi metterti così ragazza mia, e sperare che non succeda nulla”

“Perché? Che intenzioni hai?”

“Non si sente?”

E’ così che di solito iniziamo a fare l’amore, giochini, giochini idioti, stuzzicarci più che altro, ma penso che lo facciano praticamente tutte le coppie, è sporco, e ci piace.

Quella sera non abbiamo però fatto l’amore, abbiamo davvero scopato, perché sì, per me fa differenza. Quella sera era puro sesso, era vigore, sensi e forza, non c’era amore. Lo sentivo spingere, respirare, ansimare, e godevo…

Penso sia stata una delle più belle scopate degli ultimi mesi, quella sera Rick era davvero in forma, magari il pisolino gli aveva fatto bene, eccome se gli aveva fatto bene.

Eravamo lì, a farci due coccole nel calore delle coperte, ad accarezzarci in silenzio, io con testa sul suo petto, mentre lui mi accarezzava i capelli ed io bhe, giocavo ancora col suo coso barzotto… E’ divertente.

Sul punto di addormentarci, non potevo fare altro che pensare a quanto stessi bene, senza pensare:

“Sono incinta!”

Lei non è mai esistita prima – Capitolo II

Capitolo II

Un po’ iniziai a sudare freddo, un po’ mi mancava il respiro.

Accesi la stufa, mi misi a sedere a terra, sotto il lavandino, come per rilassarmi e lasciarmi un po’ andare, come cadere. All’improvviso avevo le gambe che non mi reggevano, nausea, vista offuscata, la testa girava.

Un attacco di panico!

Ma ora, perché?

Ero spaventata, tutta la felicità e l’eccitazione erano sparite in un secondo e lasciato spazio all’ansia più totale ed incontrollata. 

Solo una domanda, una semplice domanda, mi aveva acceso la mente, a tutti i problemi che magari sarebbero potuti venir fuori con un figlio salirono.

Avevo paura e tanta. 

Di là Rick stava preparando la cena, a minuti sarebbe stata pronta, lo sentivo dall’odore di pane tostato che arrivava dalla cucina.

Un attimo, fu un attimo ma presi lucidità, mi alzai, mi guardai allo specchio: pallida come un morto.

Presi una bella boccata d’acqua, mi sciacquai la faccia e feci parecchi respiri profondi, da prima veloci, poi sempre più lenti e pesanti.

Mi stavo calmando.

Aspettai ancora qualche secondo, forse minuti, cercando il momento giusto in cui in faccia, non si leggeva più “stavo per svenire”. Riprendere un po’ di colore praticamente.

Ok, andiamo!

Mi feci coraggio ed aprii la porta, scesi le scale, molto lentamente, ed arrivai in cucina.

“Dov’eri finita? Ci hai messo un’eternità!”

“Si scusa, ero in bagno”

“Che hai? Sembri pallida…”

“No nulla. E’ pronto?”

“Sì, prendo il vino. Potresti tirare fuori i crostini dal forno?”

Che buon profumo che avevano! Ero davvero affamata ora che l’angoscia mi stava lasciando finalmente in pace.

Non era durato molto, ma il panico mi aveva stancata tantissimo, e stavo accusando la botta.

“Avete chiuso quel progetto Rick?”

“Dici quello che mi ha tenuto impegnato per 2 settimane trascurando anche la mia igiene? Posso dire SI! Finalmente abbiamo consegnato. Ora bisogna solo aspettare la revisione e sperare che non ci sia nulla da rivedere.”

“Bene allora, sono contenta!

“Non mi sembra…” 

“Ho solo tanto sonno, sono stanchissima”

“Com’è andata oggi a te invece?”

“Mah, solita routine: Ilaria che si lamenta dei figli che  fanno casino e le rendono la vita impossibile, Laura che invece le dice <ah, i miei invece non danno mai problemi>. Poi Sabrina che come solito insulta entrambe perché hanno figli, sono vecchie, mentre lei può andare tutte le sere a, parole sue, <troieggiare in giro>.

Scoppiammo entrambi a ridere.

“Penso che sia dura avere un figlio.”

“Dici?”

“Si, prendi Pongo, bisogna portarlo fuori tutti i giorni, dargli da mangiare…”

“In pratica stai paragonando un figlio al cane?”

“No ahahahaha. Sto dicendo che già prendere un cane porta dei sacrifici, impegni. Pensa un bambino.”

“Già, un bel problema.”

“Perché un problema?”

“Bhè, no problema, più che altro un bell’impegno. Sai come si dice no? Un figlio ti cambia la vita, non puoi più fare un mucchio di cose.”

“Già. A sentire Ilaria non esci più, quelle poche volte devi sempre portare il bimbo dietro, con pannolini, e cose varie… Però dice anche che sia la gioia più grande della vita. Ormai il suo ha 3 anni, penso ne saprà qualcosa.”

“Ma dice anche che non le dà pace no?”

“Si, ma dice che poi passa tutto in secondo piano.”

“Sarà…”

Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo III

Capitolo III

“Che prendete ragazze? Esordì Mik”

“Per me lo sai…”

“Prosecco, va bene. Gloria?”

“Campari soda con ghiaccio per me”

“Ok, vado ad ordinare”

Era un bel pezzo che non mi facevo un aperitivo degno di questo nome.

Il tempo passò in fretta, secondo e terzo giro. Ci alzammo già un po’ alticci, anche perché era parecchio che non bevevo, quindi mi salì subito.

Arrivammo alla festa che era già piena di gente ed io non conoscevo nessuno, a parte Celine e Mik.

La casa era enorme, non avevo mai visto una villa così. Appena l’ingresso, si apriva un enorme cortile in mattonelle di terracotta, circondato da un ampio piazzale di perfetta breccia bianchissima. Poco dietro, piccole siepi e aiuole, facevano da cornice all’immensa piscina. Le aiuole, tutto in tufo ben posizionato, erano piene di coloratissime piante in fiore, erba verde e… laghetti. Sì, laghetti, con tanti piccoli pesciolini rossi. E la piscina: acqua limpida, con piccole increspature date dalle pompe di ricircolo, un trampolino bianco, e già posizionati in acqua, svariati gonfiabili, tra cui il mio preferito: un fenicottero rosa.

“Hey Glò, vieni, ti presento il padrone di casa. Eccolo! Danilooooo!”

Celine, con il suo fare sfacciato e poco curante dell’imbarazzo purpureo che avevo in volto, mi prese il braccio e mi trascinò verso, solo Dio sa dove. Passammo tra 5-6 ragazzi che discutevano, di politica mi sembra e Celine si bloccò. 

Davanti a lei uno splendido ragazzo con i capelli biondo cenere, tirati all’indietro, occhi azzurri, fisico asciutto e ben definito, davvero bello, Celine non mentiva.

“Celine, Mik, casiniste come sempre! Ahahahaha”

“Non incolpare me, veditela con lei se urlare in mezzo alla gente le piace”

“Ah, ma stai zitto che è da quando siamo entrati che mi bussi sulla spalla con “oh, cerchiamo Danilo, cerchiamo Danilo” e bla bla bla. Manco fossi io la tua ragazza.”

E scoppiarono tutti e tre in una grossa risata

“Comunque lei è la ragazza che ti dicevo, Gloria”

“<Ragazza che ti dicevo?> Che significa?”

“Ah, lasciala perde, mi ha detto solo cose brutte. Piacere, Danilo”

“Piacere, Gloria. Maaa… Che ti ha detto?”

“Ah, stai zitta. Mik, andiamo la bar, voi due, conoscetevi.”

E così sono rimasta sola, ad una festa dove mi ero quasi imbucata, dove non conoscevo nessuno, con uno sconosciuto, nonché padrone di casa. E me ne stavo lì, nel silenzio imbarazzante di chi non sa cosa dire, nel silenzio di due sconosciuti che sono stati costretti con la forza a restare da soli.

Bellissima casa. Esordii”

“Grazie!”

E tornò il silenzio imbarazzante

“Senti, maaa… Celine, cosa di ha detto di me?”

“Ahahahahaha stai tranquilla, non mi ha detto nulla. Mi ha solo detto <Oh Danì, porto con me un’amica, vedi di trattarla bene. Ed è pure carina, mi ringrazi dopo>”

Io, rossa come un peperone, in evidente contrasto con il mio abbigliamento molto colorato, stavo per scappare dall’imbarazzo, quando un gruppetto di tre persone arrivò dietro a Danilo, che lo presero per la manica della canottiera, e lo tirarono via al grido di  “Dai Danì, vieni che stasera ci prendiamo una sbornia colossale”.

Riuscii solo ad interpretare poche parole dal labiale e dal gesto del ragazzo: “Ci vediamo dopo”

Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo II

Capitolo II

Sono passati un po’ di mesi da quando ho iniziato con la mia routine della corsa. Non dico ci sia andata tutti i giorni, soprattutto all’inizio, ma ora ci vado quasi sempre, ed ho anche iniziato a fare gli addominali e mangiare di meno. Ho perso 4kg dall’inizio dell’estate ma ancora non mi sento a mio agio. Ho iniziato anche a vedere e provare alcune diete o prodotti, se ne trovano tanti in giro e tanti metodi diversi. Ho visto siti e chiesto in giro, la scelta ne è davvero tanta. 

Mangiare di meno aiuta, ma onestamente mi sento debole se mangio troppo poco, all’inizio soprattutto era davvero difficile placare i crampi di fame, ma poi ci si abitua. La svolta è arrivata quando ho iniziato ad assumere un pasto sostitutivo, a colazione, come scritto sulla confezione: ho trovato un sito affidabile, iniziato a seguire una pagina Facebook dove molte persone testimoniavano funzionasse e così ho fatto un ordine. Da prima solo un sostituto del pasto a colazione, poi le barrette, gli integratori… Dicono che facendo sport servano gli integratori, così li ho presi. Ho iniziato a seguire le pagine, gli slogan etc, e devo dire che ho continuato a perdere peso: altri 2.5 kg nelle 3 settimane successive, e tutto senza rinunciare a mangiare, ma ormai mangiare non mi andava più nemmeno tanto.

“Sai che sei dimagrita? “

“Vero? Grazie!”

“Sì, ma non hai un bel colorito…”

“In che senso?”

“Boh, sembri anemica…”

Celine, che si preoccupa per me, è adorabile.

Ultimamente ci siamo sentite molto poco, soprattutto durante l’estate. Il fatto che lei abbia la casa al mare, non mi permette di vederla spesso, poi comunque lei ha il suo gruppo di amici giù, mi sento di troppo.

“Con Mik come va?”

“Bene, lui oggi andava all’acquapark con gli amici, e quindi ho voluto vederti visto che sto periodo non ci siamo mai viste.”

“Già, non ti sei mai fatta sentire brutta stronza! Ahahahahah”

“Stronza io? Ma stronza ci sarai tu ahahahaha”

Era davvero tanto che non ridevo così, che scherzavo con un’amica…

La mia estate è trascorsa tra giornate monotone e noiose, sono uscita qualche volta ma nulla che mi abbia mai fatto dire “Mamma mia come mi sono divertita”.

Ed ora quì, con Celin a tirarci l’acqua della fontana, come due cretine. 

I suoi capelli neri che seguono il vento, i seni che saltano mentre corre, le curve perfette del suo corpo, i suoi occhi nocciola chiaro, con un taglio che ricorda quello di un cervo si muove leggera e veloce, la bocca piccola, ma di una delicatezza unica. Lei è la più bella di tutte secondo me, lei è come un fuoco che danza sul mare.

Lei è così bella…

Hey, c’è una festa con degli amici di Mik sabato, perché non vieni?”

“Una festa? Dove?”

“Al mare, a casa di Danilo, è un bel ragazzo, magari sai…”

“Cosa mi rappresenta quella faccia maliziosa?? “

E siamo scoppiate a ridere come 2 sceme

“Dai, è veramente figo, secondo me, per come sei ora se ci provi, una scopata te la fai”

“Una scopata?”

“Beh che ho detto?”

“No niente, ma sai… Non mi va”

“Vabé, ma è anche un bravo ragazzo, vieni che ti costa?”

“Ci penso…”

“Brava! Dai andiamo a prenderci una birra al bar ti va?”

“E lo chiedi?”

“Quindi Glò, che hai fatto quest’estate, non me l’hai mica detto?!”

“Non te l’ho detto perché non ho fatto praticamente niente a parte sport. Sono uscita qualche volta con mio cugino ed i suoi amici, ma niente di che. Un’estate parecchio sottotono. Tu invece?”

“Beh, io sono stata sempre al mare, mi sono divertita un sacco: ogni sera feste, sono stata quasi sempre ubriaca, penso proprio di aver esagerato con l’alcol quest’estate. Tanto ormai ricomincia la scuola, sarà un mortorio fino a Natale.”

“Ti invidio.”

“Perché?”

“Perché? Perché tu hai fatto un sacco di cose, io niente. Mi sento una sfigata.”

“Rimediamo allora!”

“Come?”

“Alla festa!”

La festa era sabato, con Celine mi sono vista solo mercoledì. Non è che avessi davvero una gran voglia in realtà di andare a quella festa, ma tutto sommato non era neanche una così brutta idea.

Ero un po’ come in ansia lo ammetto, e mentre mi preparavo, questa iniziava a salire. Non avevo nemmeno mangiato a pranzo per paura che il top mi facesse la pancia, invece per la prima volta dopo davvero tanto, troppo tempo, mi sentivo carina.

Ero ben truccata, non troppo, un filo di matita sugli occhi, dell’ombretto, poca terra sulle guance, la piega, e allo specchio mi vedevo bene. Mi comprai un top nero un po’ scollato il giorno stesso, dei pantaloni neri a vita bassa che mi facevano un bel culo, tacchi…. Forse troppo nero visto che anche i miei capelli praticamente lo sono, ma poco importa: vesto solo nero.

“Ammazza che figa.

Esordì Celine”

“Dai, smettila, tu sei figa, non io…”

“Su, sali. Andiamo prima al bar a prenderci qualcosa, ci scaldiamo ;)”

Lei non è mai esistita prima – Capitolo I

Capitolo I

“Eh sì, direi che sei decisamente in dolce attesa!”

“… Come?”

Sono incredula, era un po’ che ci provavamo, ma non pensavo che questo giorno sarebbe arrivato, e non così.

Questa era una visita di routine dal ginecologo, che poi ero in ritardo col ciclo da una settimana e mezza okay, ma chi ci pensava?

“Eh sì mia cara, sei incinta, poche settimane in verità, ma lo sei.”

E qui mi sono sciolta, ho realizzato ed ero super felice.

“Sei felice eh? Te lo si legge in faccia”

“Non immagini quanto, non vedo l’ora di tornare a casa e festeggiare con mio marito”

“Ahahahaha, fai bene. Puoi rivestirti.”

Ancora ero un po’ incredula, e mentre pagavo e mi veniva fatta la ricevuta, pensavo solamente a come sarebbe cambiata la mia vita d’ora in avanti.

Ero un misto, tra eccitazione e paura, sì, provavo anche quella, la paura, dopotutto un figlio ti cambia la vita, tutti lo dicono, ed ora, forse per la prima volta, me ne sto rendendo conto davvero.

Nel tragitto verso casa, non facevo altro che pensare a cosa sarebbe servito, per prendersi cura del bambino intendo: culla, giocattoli, vestiti, ecc.

Il ginecologo mi ha anche consigliato di servirmi di una struttura specializzata, in modo da prevenire eventuali complicazioni durante e post gravidanza, ed al contempo, avere tutto il necessario per avere una gravidanza “tranquilla”.

Ci penserò su, ora come ora, l’unica cosa che veramente mi preoccupa, e mi eccita allo stesso tempo, è la reazione di Rick.

Avevo ancora circa 30 minuti prima di tornare a casa, 30 minuti nel traffico. Non vivo in una metropoli, anzi, qui siamo tutti paesini che vanno dai mille ai seimila abitanti, ma sembra di stare A Roma per le macchine che circolano.

Accelera, frena, gente che entra da destra, da sinistra, è stressante. Così tutti i giorni, vado a lavoro, tutto il giorno al pc, fatture, rendiconti, stipendi da pagare, documenti su documenti di gente che nemmeno li sa scrivere, eppure non è così difficile compilare un foglio con quattro dati in croce, ma perché deve essere tutto complicato.

Poi le colleghe che non riescono nemmeno a condividere un file sul server, e continuano a stampare, buttare, sprecare. Perdere tempo a scrivere con un solo dito sulla tastiera, quando sono 20 anni che lavorano lì. Non lo so, ma sono piccole situazioni che mi stressano.

“Andiamo a casa”

E’ strano tornare a casa, ed invece del solito “com’è andata oggi tesoro?” cercare le parole per dare una notizia del genere.

Spengo l’auto, giro lo sguardo verso le luci accese di casa: Rick è già tornato.

Sono solo 3 mesi che siamo sposati, e solo uno e mezzo che che viviamo nel nuovo appartamento, insieme. Gli scatoloni non sono ancora del tutto sistemati, non abbiamo molto tempo visto che lavoriamo entrambi tutto il giorno, poi bhé, il fine settimana ci piace farci un giro, quindi restano lì.

“Madonna che freddo!”

Esclamai scendendo dall’auto. Ed era veramente freddo, magari quella notte avrebbe anche nevicato, e sarebbe stato davvero bello: la neve, io e Rick con un bicchiere di vino in mano, davanti alla TV, sotto le coperte, abbracciati, appagati dalla notizia che presto avremo un figlio.

“Tesoro, sono a casa!”

“Bentornata! Sono in cucina!”

Se magari ve lo state chiedendo, sì, Rick cucina!

“Mamma che freddo! Cosa stai preparando?”

Dandogli un bacio

“Nulla di che: semplici crostini al prosciutto”

“Ho tanta fame!”

“Pochi minuti e sono pronti. Com’è andata la visita?”

Eccola la domanda. 

“Bene, tutto normale”

Mentii. In realtà mi prese qualcosa, un blocco. Magari non ero ancora pronta a dare la notizia così di slancio.

“Vado un secondo in bagno!”

Andai di corsa a dir la verità, come quando ti scappa e non riesci più a trattenerla.

In realtà non dovevo fare nulla, ma ero stata presa come da un senso di angoscia, misto ad euforia.

Perché?

Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo I

Capitolo I

“Gloria! Gloria! Sei con noi?”

“Si prof, mi scusi…”

Mamma mia prof, e mollami. 

Che lezione noiosa, non capisco ancora a cosa serva latino. Dicono “serve perché così impari a ragionare, impari un metodo di studio”, ma di cosa? 

A me sembra solo una lingua morta, al massimo utile a chi studia lettere antiche o archeologia, ma vabè, oramai sono 4 anni che mi faccio questa domanda senza risposta, ed onestamente non me ne importa nulla. Una settimana ed ho finito, e sono libera di godermi l’estate.

“Zzzzz, Zzzzz”

“Chi cavolo è?”

Celine, la mia migliore amica. Non stiamo nella stessa classe, solo nello stesso istituto ma facciamo tutto insieme praticamente.

“Hey, ti muovi? “

“Eccomi, eccomi!”

“Ce ne hai messo di tempo.”

“Scusate, ma la prof ha continuato a spiegare anche dopo la campana”

Questo è in assoluto il periodo dell’anno che preferisco: la primavera, i finestrini abbassati, il sole, e quel senso di libertà che si sente nell’aria, non lo so, tutto sembra più felice. Dopo un pranzo veloce al Mc, siamo andati a casa di Celine per i costumi

“Mamma mia quanto ho mangiato!”

“Si vede!”

“In che senso si vede?”

“Glò, non lo so, guarda, che sono quei buchi sulle gambe?”

“Che buchi??”

Io allibita, non capivo cosa stesse dicendo la mia amica. Mi guardava le gambe, le guardai anch’io, e capii…

“Visto?”

Guardai la mia coscia, e lì, vicino all’elastico dello slip, un buchetto. Presi con le mani ai lati e strinsi la pelle: se ne formarono altri, quasi invisibili per la verità, che forse nemmeno esistevano, ma io li vedevo. Li vedevo, ed erano terrificanti.

“E’ ora che inizi a fare qualcosa per quello, se continui così a 20 anni sarai piena di cellulite”

“Ah ma stai zitta”

Però aveva ragione. Cellulite, solo pensare a quella parola mi venne una nausea bestiale, come se il mio corpo avesse realizzato cosa stava succedendo e cercasse in ogni modo di fare qualcosa di immediato e definitivo: vomitare il pranzo a base di grassi che avevo ingerito poco fa.

“Hey, ci sei ancora?”

“Domani andiamo a correre va bene?”

“A correre?”

“Si! Correre, e tu vieni con me”

“Va bene”

La giornata andò bene, la spiaggia, il sole, ci divertimmo tantissimo, ma i miei pensieri non potevo fare a meno di convergere sul come mi stavo riducendo, che poi riducendo è un brutto modo di dire questa cosa, non è che avevo iniziato a drogarmi o cosa, ma mi sentivo improvvisamente a disagio con me stessa. Non mi era mai successo prima.

In tutto questo guardavo Celine, ed il suo corpo atletico. Lei aveva tutto: è bellissima, seno grande, chiappe sode, niente pancia, anzi, un cenno di addominali. 

Voglio essere come lei

Dicevo tra me e me. Veramente, più la guardo, e più la invidio.

Poi guardo me, effettivamente ho un minimo di pancetta, poi non sono male, sono carina, ma non lo so, all’improvviso non mi vedo più bella.

Mi addormentai di sasso, ma il mio sonno non fu tranquillo. Mi alzai diverse volte, o comunque sai quando hai quella sensazione di sognare che non riesci a dormire? Questo lo descrive bene, e mi svegliai stanca.

La mattinata fu di routine, ed anche io mi sentivo meglio.

La lezione di stamattina è particolarmente noiosa, e Montale non aiuta di certo a far scorrere il tempo.

Non faccio altro che scrollare la home di instagram, cercare dei Reels, vedere post, magari trovo qualcosa di interessante e divertente.

“Zzzzz, Zzzzz”… Celine che mi ha appena inviato una foto

In effetti lo eravamo: una foto dove ridiamo come pazze perché Celine si è sporcata il naso col gelato e provava a pulirsi leccandosi con la lingua, con scarsi risultati.

La foto l’aveva scattata Mik, il ragazzo di Celine, anche lui un gran figo.

Io non ho il ragazzo, ho avuto una storia, durata poco più di 4 mesi, finita male ovviamente, come la maggior parte delle storielle adolescenziali. Loro invece sono felici, non stanno insieme da molto, saranno 3 mesi, ma sono felici. 

Non ho tantissimi amici, quindi esco sempre con lei, e con Mik… Onestamente inizio a sentirmi come di troppo, molte volte sono lasciata da parte, giustamente, ma le uscite in 3 ormai iniziano a diventare pesanti.

Pomeriggio di studio, le ultime interrogazioni iniziano a mettermi pressione, quindi passo tutto il tempo sui libri, e le 18.30 arrivano abbastanza velocemente

La mia prima esperienza con lo sport: un disastro totale.

Non avrei mai potuto immaginare che correre sul serio fosse questo. Neanche 5 minuti e già sentivo bruciare le gambe, dopo 10 il cuore sembrava scoppiarmi nel petto, ed avevo dolori un po’ ovunque. Celine invece? Fresca come una rosa

“Stanca?”

“Zitta, sto per morire. “

Dicevo con il fiato che faticava ad uscire dalla bocca per quanto bruciavano i polmoni

“Camminiamo un po’ allora… Hai voluto esagerare, non sei allenata, facciamo con calma.”

Camminammo per un po’, in silenzio, anche perché non è che riuscissi a parlare più di tanto con i polmoni che bruciavano, come punti da microscopici aculei.

“Mi spieghi che ti è preso Glò?”

“In che senso?”

“Nel senso che da quando ti ho detto di quella smagliatura sembri impazzita, si vedeva da come correvi, ti ho detto “segui il mio ritmo”, ma tu andavi più forte. Più forte di me, che sono 10 anni che corro praticamente.”

“Beh si… “

Dissi che ancora ansimavo

“Non mi sento bella ultimamente, e l’altro giorno mi sono sentita davvero a disagio quando mi hai detto della smagliatura”

“Eh vabé, ma che è colpa mia? Mica ho fatto apposta! Ho visto quella cosa e te l’ho detto.”

“Hai ragione, scusa”