Lei non è mai esistita prima – Capitolo V
Capitolo V
Come tutte le mattine, i miei indumenti erano già pronti all’appendiabiti, quindi bastava semplicemente indossarli.
Quella mattina vestivo con un completo molto informale: un semplice maglioncino grigio in lana con trama sottile, delle calze nere, con su una gonna a tubetto in finta pelle del medesimo colore e degli stivaletti a caviglia con una fibbia oro a contornare la caviglia.
Presi il cappotto, la borsa, cellulare e chiavi ed uscii in tutta fretta, svegliandomi di colpo al mettere il naso fuori di casa ed inspirando quella fredda aria che svegliava i sensi.
Era freddo, davvero freddo, e l’erba aveva un sottile strato di brina che la faceva scintillare quando toccati dai deboli raggi del sole del mattino.
L’abitacolo dell’auto sembrava essere ancora più freddo che all’esterno, di solito guido senza cappotto che mi dà fastidio, ma quella mattina non potei far altro che tenerlo su, accendere la macchina e pregare che si scaldasse il prima possibile.
-5° la temperatura segnata, ed erano le 8 del mattino.
Dopo quasi 40 minuti di traffico eccomi finalmente in ufficio, un luogo caldo finalmente.
Presi posto alla mia postazione, accesi il pc e subito andai come da routine alla macchinetta del caffè: avevo l’abitudine di non prenderlo a casa, ma appena arrivata in ufficio, come a dire “start, si comincia”.
“Buongiorno”
Salutai. Nella stanza con me, vi erano le postazioni di Cristina e Mary, anche loro responsabili della contabilità e della gestione dell’intera azienda.
Erano circa quattro giorni che il lavoro ci sormontava, e dovevamo correre: era stato aggiornato tutti il sistema di condivisione file e server farm, almeno questo era il nome che ci era stato detto, ma non avevo idea di cosa fosse, so solo che dovevamo imparare a lavorare in un modo un po’ diverso da come eravamo abituate finora. In pratica tutti i dati, documenti e programmi erano condivisi tra di noi, e per lavorare, dovevamo imparare ad usare una stanza in cui mettevamo tutto, in modo da poterlo condividere, modificare, quindi avere in tempo reale tutte e tre. Questa stanza poi era condivisa dal resto dell’azienda. In pratica tutti avevano tutto.
Il problema era imparare ad usare i vari sottoprogrammi per le fatture, la gestione etc, quindi si, erano giorni pesanti molto stressanti. Già tutto quello che ho detto poco sopra, sono tutte cose che ho imparato negli ultimi quattro giorni, maggior parte delle cose, non so ancora bene cosa sia.
Dunque, il caffè.
Stavo mettendo la cialda quando mi venne un dubbio: potevo prenderlo?
Non sapevo se in gravidanza potevo prendere o meno caffè, così restai un secondo ferma con la cialda in mano, a pensare.
La cosa non passò inosservata ad Ilaria
“Oi, ti sei incantata?”
“Eh? No scusami, ero sovrappensiero”
Così decisi di fregarmene: lo avevo preso anche ieri, per un giorno cosa sarebbe potuto succedere?
Così inserii la cialda, e schiacciai il solito “caffè lungo”, come tutte le mattine, poi mi voltai
“Quindi a voi come va con il nuovo programma?”
“Bah, a me non è cambiato niente: devo solo ricordarmi che tutti i resoconti spese, vanno nella cartella <resoconto spesa>, fine. A te invece?”
“Io ancora non ci ho capito molto, ma non sembra troppo difficile, devo solo capire come funziona. Cristina e Mary stanno messe peggio”.
“Immagino”
“Hey Girls! Buongiorno! Che si dice?”
Si presentò Sabrina.
“Nulla di che in verità, si parlava della nuova gestione del programma generale”
“Ah ho capito… oggi invece che si fa?”
“In che senso?”
Chiese Ilaria con aria un po’ perplessa
“Dai, è venerdì, facciamo qualcosa dopo il lavoro?”
“Mmm, non lo so, io devo tornare a casa che devo accompagnare Nicolas a calcio”
“Ho capito… Tu?”
Riferendosi a me
“Io non so, volevo stare un po’ con Rick”
“Porta anche lui”
“Chiedo e ti faccio sapere ok?
“Si ok, ma fallo!”
Era sempre così, poteva sembrare scontrosa e saccente a volte, ma sotto sotto era una bravissima persona.
Se avevi un problema o qualcosa puoi stare sicura che puoi contare su Sabrina, oltre che nel lavoro anche nella vita. Tipo un mese e mezzo fa, quando abbiamo traslocato, è stata lei ad aiutarmi con moltissime faccende: organizzare/catalogare gli scatoloni, riempirli, caricarli e scaricarli. Il bello è che lo fa in maniera molto “silenziosa”, lei è lì, ma non la vedi, un po’ come l’aria che respiri.
Ricordo ancora quella calda giornata autunnale, eravamo in ufficio a lamentarci di quanto fosse caldo e senza pensarci dissi “ma ci pensi che questo fine settimana inizio il trasloco…”, giusto per lamentarmi un po’ del caldo, e Sabrina, beh, senza che dicessi nulla
“Vengo a darti una mano, tanto non ho niente da fare”
E si presentò davvero, lavorò sodo e non volle nulla in cambio.
Magari si sentiva in colpa perché al mio matrimonio, direi troppo ubriaca, ci provò con mio marito, e quello era solo un modo per scusarsi diciamo.
Forse, ma non penso, lei era così di natura, non era la prima volta che si proponeva di aiutare senza dire nulla e senza volere nulla in cambio, ma solo perché ha buon cuore.
Quindi mi decisi di mandare un sms a Rick, giusto per essere coerente con quello che avevo detto.
Così presi il telefono

“Invio”
“Ho chiesto, dopo ti faccio sapere”
“Oh yeah”
Una risposta un po’ distaccata, ma ci stava: erano anche le 9 di mattina e si, per chi dice che le 9 di mattina è tardi, come a dire “è un pezzo che è sorto il Sole”, beh, per me non è tardi, anzi…
Quindi tornai alla mia scrivania, soffiando delicatamente sul bicchierino bollente di caffè cercando un modo per raffreddarlo.
Poi pensateci: soffiare su qualcosa di caldo è esso stesso un controsenso, o almeno lo è per me. Io ad esempio soffio anche sulle cose fredde, non so il perché. Il motivo che mi do è che lo faccio perché inconsciamente cerco di riscaldarle. Sì, mi faccio spesso domande inutili.
Così mi sedetti davanti l PC che era ormai avviato.
Il caffè era solo un modo per attendere che il PC si accenda facendo qualcosa, visto che ci mette 10 minuti buoni, almeno non sto lì davanti impalata ad aspettare che si decida a partire.
“Me ne serve uno nuovo” borbottai soffiando e portando alle labbra il primo sorso di caffè amaro: bollente!
Feci una smorfia con la lingua ed iniziai ad agitare la mano come un ventaglio nel tentativo di raffreddarla, e nel gesto ben poco aggraziato rischiai di gettarmi addosso tutto.
Così posai il bicchierino, mi voltai di scatto, e presi la bottiglia d’acqua che avevo in borsa e mi sbrigai a berne un sorso per raffreddare l’ustione che probabilmente mi ero procurata.
Mi presi quei cinque, forse dieci secondi per riprendere il controllo della mia lingua, stando con la testa china, gli occhi chiusi e tenendo il sorso d’acqua fermo in bocca per permettere al liquido di assorbire il calore. Alzai la testa di scatto, inghiottii e con un rumoroso soffio sputai fuori il vapore caldo dalla bocca.
Dopo una bella scrollata con la testa ero pronta ad iniziare a lavorare
“Questo schermo è un disastro”
Sussurrai dando una veloce occhiata al macello di cartelle, icone e documenti che popolavano il mio desktop: “Sarà il caso di sistemare un po’”.
Avevo quei quindici minuti prima che iniziassero ad arrivare mail e telefonate varie, così iniziai a creare cartelle con denominature varie, come avevo da poco imparato a fare, ctrl+swift+n era la scorciatoia per creare una cartella. Ci misi un po’ a ricordarmelo, forse troppo, perché i minuti passarono e senza neanche rendermene conto, Vittoria, il capo, mi stava chiamando dal bordo della scrivania.
“Fede, nel mio ufficio, subito”
Continua…


