Lei non è mai esistita prima – Capitolo II

Capitolo II

Un po’ iniziai a sudare freddo, un po’ mi mancava il respiro.

Accesi la stufa, mi misi a sedere a terra, sotto il lavandino, come per rilassarmi e lasciarmi un po’ andare, come cadere. All’improvviso avevo le gambe che non mi reggevano, nausea, vista offuscata, la testa girava.

Un attacco di panico!

Ma ora, perché?

Ero spaventata, tutta la felicità e l’eccitazione erano sparite in un secondo e lasciato spazio all’ansia più totale ed incontrollata. 

Solo una domanda, una semplice domanda, mi aveva acceso la mente, a tutti i problemi che magari sarebbero potuti venir fuori con un figlio salirono.

Avevo paura e tanta. 

Di là Rick stava preparando la cena, a minuti sarebbe stata pronta, lo sentivo dall’odore di pane tostato che arrivava dalla cucina.

Un attimo, fu un attimo ma presi lucidità, mi alzai, mi guardai allo specchio: pallida come un morto.

Presi una bella boccata d’acqua, mi sciacquai la faccia e feci parecchi respiri profondi, da prima veloci, poi sempre più lenti e pesanti.

Mi stavo calmando.

Aspettai ancora qualche secondo, forse minuti, cercando il momento giusto in cui in faccia, non si leggeva più “stavo per svenire”. Riprendere un po’ di colore praticamente.

Ok, andiamo!

Mi feci coraggio ed aprii la porta, scesi le scale, molto lentamente, ed arrivai in cucina.

“Dov’eri finita? Ci hai messo un’eternità!”

“Si scusa, ero in bagno”

“Che hai? Sembri pallida…”

“No nulla. E’ pronto?”

“Sì, prendo il vino. Potresti tirare fuori i crostini dal forno?”

Che buon profumo che avevano! Ero davvero affamata ora che l’angoscia mi stava lasciando finalmente in pace.

Non era durato molto, ma il panico mi aveva stancata tantissimo, e stavo accusando la botta.

“Avete chiuso quel progetto Rick?”

“Dici quello che mi ha tenuto impegnato per 2 settimane trascurando anche la mia igiene? Posso dire SI! Finalmente abbiamo consegnato. Ora bisogna solo aspettare la revisione e sperare che non ci sia nulla da rivedere.”

“Bene allora, sono contenta!

“Non mi sembra…” 

“Ho solo tanto sonno, sono stanchissima”

“Com’è andata oggi a te invece?”

“Mah, solita routine: Ilaria che si lamenta dei figli che  fanno casino e le rendono la vita impossibile, Laura che invece le dice <ah, i miei invece non danno mai problemi>. Poi Sabrina che come solito insulta entrambe perché hanno figli, sono vecchie, mentre lei può andare tutte le sere a, parole sue, <troieggiare in giro>.

Scoppiammo entrambi a ridere.

“Penso che sia dura avere un figlio.”

“Dici?”

“Si, prendi Pongo, bisogna portarlo fuori tutti i giorni, dargli da mangiare…”

“In pratica stai paragonando un figlio al cane?”

“No ahahahaha. Sto dicendo che già prendere un cane porta dei sacrifici, impegni. Pensa un bambino.”

“Già, un bel problema.”

“Perché un problema?”

“Bhè, no problema, più che altro un bell’impegno. Sai come si dice no? Un figlio ti cambia la vita, non puoi più fare un mucchio di cose.”

“Già. A sentire Ilaria non esci più, quelle poche volte devi sempre portare il bimbo dietro, con pannolini, e cose varie… Però dice anche che sia la gioia più grande della vita. Ormai il suo ha 3 anni, penso ne saprà qualcosa.”

“Ma dice anche che non le dà pace no?”

“Si, ma dice che poi passa tutto in secondo piano.”

“Sarà…”