Come tutti gli altri, come nessun altro – Capitolo I
Capitolo I
“Gloria! Gloria! Sei con noi?”
“Si prof, mi scusi…”
Mamma mia prof, e mollami.
Che lezione noiosa, non capisco ancora a cosa serva latino. Dicono “serve perché così impari a ragionare, impari un metodo di studio”, ma di cosa?
A me sembra solo una lingua morta, al massimo utile a chi studia lettere antiche o archeologia, ma vabè, oramai sono 4 anni che mi faccio questa domanda senza risposta, ed onestamente non me ne importa nulla. Una settimana ed ho finito, e sono libera di godermi l’estate.
“Zzzzz, Zzzzz”
“Chi cavolo è?”






Celine, la mia migliore amica. Non stiamo nella stessa classe, solo nello stesso istituto ma facciamo tutto insieme praticamente.
“Hey, ti muovi? “
“Eccomi, eccomi!”
“Ce ne hai messo di tempo.”
“Scusate, ma la prof ha continuato a spiegare anche dopo la campana”
Questo è in assoluto il periodo dell’anno che preferisco: la primavera, i finestrini abbassati, il sole, e quel senso di libertà che si sente nell’aria, non lo so, tutto sembra più felice. Dopo un pranzo veloce al Mc, siamo andati a casa di Celine per i costumi
“Mamma mia quanto ho mangiato!”
“Si vede!”
“In che senso si vede?”
“Glò, non lo so, guarda, che sono quei buchi sulle gambe?”
“Che buchi??”
Io allibita, non capivo cosa stesse dicendo la mia amica. Mi guardava le gambe, le guardai anch’io, e capii…

“Visto?”
Guardai la mia coscia, e lì, vicino all’elastico dello slip, un buchetto. Presi con le mani ai lati e strinsi la pelle: se ne formarono altri, quasi invisibili per la verità, che forse nemmeno esistevano, ma io li vedevo. Li vedevo, ed erano terrificanti.
“E’ ora che inizi a fare qualcosa per quello, se continui così a 20 anni sarai piena di cellulite”
“Ah ma stai zitta”
Però aveva ragione. Cellulite, solo pensare a quella parola mi venne una nausea bestiale, come se il mio corpo avesse realizzato cosa stava succedendo e cercasse in ogni modo di fare qualcosa di immediato e definitivo: vomitare il pranzo a base di grassi che avevo ingerito poco fa.
“Hey, ci sei ancora?”
“Domani andiamo a correre va bene?”
“A correre?”
“Si! Correre, e tu vieni con me”
“Va bene”
La giornata andò bene, la spiaggia, il sole, ci divertimmo tantissimo, ma i miei pensieri non potevo fare a meno di convergere sul come mi stavo riducendo, che poi riducendo è un brutto modo di dire questa cosa, non è che avevo iniziato a drogarmi o cosa, ma mi sentivo improvvisamente a disagio con me stessa. Non mi era mai successo prima.
In tutto questo guardavo Celine, ed il suo corpo atletico. Lei aveva tutto: è bellissima, seno grande, chiappe sode, niente pancia, anzi, un cenno di addominali.
Voglio essere come lei
Dicevo tra me e me. Veramente, più la guardo, e più la invidio.
Poi guardo me, effettivamente ho un minimo di pancetta, poi non sono male, sono carina, ma non lo so, all’improvviso non mi vedo più bella.








Mi addormentai di sasso, ma il mio sonno non fu tranquillo. Mi alzai diverse volte, o comunque sai quando hai quella sensazione di sognare che non riesci a dormire? Questo lo descrive bene, e mi svegliai stanca.
La mattinata fu di routine, ed anche io mi sentivo meglio.
La lezione di stamattina è particolarmente noiosa, e Montale non aiuta di certo a far scorrere il tempo.
Non faccio altro che scrollare la home di instagram, cercare dei Reels, vedere post, magari trovo qualcosa di interessante e divertente.
“Zzzzz, Zzzzz”… Celine che mi ha appena inviato una foto

In effetti lo eravamo: una foto dove ridiamo come pazze perché Celine si è sporcata il naso col gelato e provava a pulirsi leccandosi con la lingua, con scarsi risultati.
La foto l’aveva scattata Mik, il ragazzo di Celine, anche lui un gran figo.
Io non ho il ragazzo, ho avuto una storia, durata poco più di 4 mesi, finita male ovviamente, come la maggior parte delle storielle adolescenziali. Loro invece sono felici, non stanno insieme da molto, saranno 3 mesi, ma sono felici.
Non ho tantissimi amici, quindi esco sempre con lei, e con Mik… Onestamente inizio a sentirmi come di troppo, molte volte sono lasciata da parte, giustamente, ma le uscite in 3 ormai iniziano a diventare pesanti.
Pomeriggio di studio, le ultime interrogazioni iniziano a mettermi pressione, quindi passo tutto il tempo sui libri, e le 18.30 arrivano abbastanza velocemente


La mia prima esperienza con lo sport: un disastro totale.
Non avrei mai potuto immaginare che correre sul serio fosse questo. Neanche 5 minuti e già sentivo bruciare le gambe, dopo 10 il cuore sembrava scoppiarmi nel petto, ed avevo dolori un po’ ovunque. Celine invece? Fresca come una rosa
“Stanca?”
“Zitta, sto per morire. “
Dicevo con il fiato che faticava ad uscire dalla bocca per quanto bruciavano i polmoni
“Camminiamo un po’ allora… Hai voluto esagerare, non sei allenata, facciamo con calma.”
Camminammo per un po’, in silenzio, anche perché non è che riuscissi a parlare più di tanto con i polmoni che bruciavano, come punti da microscopici aculei.
“Mi spieghi che ti è preso Glò?”
“In che senso?”
“Nel senso che da quando ti ho detto di quella smagliatura sembri impazzita, si vedeva da come correvi, ti ho detto “segui il mio ritmo”, ma tu andavi più forte. Più forte di me, che sono 10 anni che corro praticamente.”
“Beh si… “
Dissi che ancora ansimavo
“Non mi sento bella ultimamente, e l’altro giorno mi sono sentita davvero a disagio quando mi hai detto della smagliatura”
“Eh vabé, ma che è colpa mia? Mica ho fatto apposta! Ho visto quella cosa e te l’ho detto.”
“Hai ragione, scusa”


