Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo III
Capitolo III
Cavolo, cosa dovevo fare oggi?
“Aia, le gambe!!!“
Ieri era mercoledì, il mercoledì è una delle giornate più dure della settimana. No in verità, cioè, non è esatto, è solo la più faticosa. Allenare le gambe significa che il giorno dopo non puoi fare le scale. L’equazione è semplice.
Come ogni mattina, solita sveglia con i due schiaffoni autoinflitti, acqua fredda in faccia e si parte per il lavoro. Ho da finire un po’ di cose arretrate a lavoro, ma oggi posso prendermela comoda, e finire con calma, stasera riposo!
Finalmente a casa, non vedo l’ora di buttarmi sotto la doccia e levarmi la stanchezza di dosso.
Ora mi tolgo la maglietta, e lo specchio non è più così terribile: in 9 mesi i miei lineamenti, le mie forme chiamiamole, sono decisamente cambiate.
Chi avrebbe mai detto che quel ragazzo che solo 3 trimestri fa, davanti a quella reception aveva una paura matta di quelle sale e di quegli attrezzi, sarebbe diventato un malato di sport da non saltare neanche un giorno, bhè, almeno mi piacerebbe.
Ora mi guardo, e finalmente inizio a piacermi.
Oltre questo, sento proprio come se il mio corpo fosse rinato.
I primi giorni, anzi, il primo giorno e peggio il giorno dopo ancora, avevo dolori in zone che onestamente non sapevo di avere. Tutto è sveglio, come se il mio corpo fosse sempre rimasto addormentato, e all’improvviso destato. Dopo ogni allenamento, ogni semplice sessione, mi “sento”… Ed è stupendo.
Anche quando non faccio nulla, come ad esempio lo stare al PC, vedere un film, “mi sento”.
Non è una cosa facile da spiegare, ma l’unica parola che mi viene in mente è proprio questa: sentire.
Era sabato, e come quasi tutti i sabati pomeriggio, ero al bar del paese per un aperitivo con alcuni amici. Erano già i primi giorni d’autunno, e l’aria iniziava a farsi più fredda, e le giornate più corte. I tramonti iniziavano ad avere quel colore rosso acceso, tipico delle prime giornate di ottobre, dove le nubi dense ma rade, regalavano quei giochi di luce ed ombra, perfetti per una foto su instagram, ma che a me piaceva soltanto guardare di persona.
Non sono la persona che si perde nel fotografare e comunque immortalare qualcosa di bello appena lo vede, io sono più la persona che guarda e basta, per poi magari pentirsi di non aver fatto una bella foto da tenere come ricordo. Poco male.
Quel sabato ci siamo ritrovati in cinque: io, Jessica, Andrea, Kim e Laura.
Eravamo molto amici, non ricordo neanche da quanto tempo in realtà, e passavamo gran parte del nostro tempo libero insieme.
Unico problema avevo una cotta per Kim, ormai da parecchio tempo, ma non avevo mai avuto il coraggio di dirglielo, anche perché lei non aveva mai mostrato interesse romantico verso di me, cosa che appunto, mi aveva sempre frenato.
L’unico del gruppo che sapeva di questa cosa era Andrea, e penso che anche Jessica avesse intuito qualcosa, mentre Laura, beh… Svampita com’è, era sempre l’ultima ad accorgersi delle cose, anche delle più ovvie.
Ricordo ancora quando Andrea ci provava con lei…
Eravamo ragazzini, ma si vedeva lontano chilometri che Andrea era completamente cotto di Laura. Tutti se ne erano accorti, tranne appunto, lei.
Ci mise un po’ Andrea a dichiararsi, e Laura con tutta risposta fece “Ma davvero? Io?” Proprio per farvi capire che non ci aveva capito nulla.
E da allora beh, sono passati cinque anni, e stanno ancora insieme.
Quel giorno mancava solo Alessandro, ragazzo di Jessica, che stava disputando una partita di calcio. Perché Jessica, o anche noi, non siamo andati a vederlo? Semplice: non ce ne frega una ceppa del calcio, compresa Jessica, che nonostante sia il suo ragazzo, non va a vedere neanche una partita, perché per lei “Il calcio è solo un’inutile sport dove 22 cretini corrono dietro ad un pallone”.
Anche a me non piace, ma non la butto giù così pesante.
Gli unici 2 stronzi ancora single in quel gruppo eravamo quindi io e Kim.
Il bello era che Jessica ed Andrea, ci giocavano su questa cosa, lanciando spesso frecciatine o comunque cercando di creare situazioni per noi. Io quando succedeva mi imbarazzavo, diventavo rosso ed incapace anche solo di reagire. Kim invece, sembrava essere impassibile, cosa che mi faceva pensare sempre più che a lei proprio non interessavo.
Non sapevo se lei sospettasse qualcosa, o se Andrea e Jessica sapessero qualcosa dall’altra parte, riguardo Kim nei miei confronti intendo, ed onestamente non volevo saperlo. Tanto non ci sarebbe mai stato niente, era questo quello che mi ripetevo quando magari vedevo qualcuno flirtare con lei e mi scattava la gelosia.
Poco importa, in questi momenti, come questo sabato pomeriggio dove noi eravamo tutti insieme a divertirci, non ci pensavo, e mi godevo semplicemente il tempo in compagnia delle persone a cui voglio più bene ed a cui sono legato.
“Oh ragà, che facciamo stasera?”
Esordì Andrea
“Boh, c’è qualche locale che fa qualcosa? Musica live, cose così?”
“Forse allo 00 fanno qualcosa… Aspettate che controllo su Facebook”
E mentre gli altri decidevano il da farsi per la serata, a me interessava di più godermi la brezza del vento che mi scompigliava i capelli e faceva volare via i tovaglioli dal tavolo.
“Maledetto vento! Ma perché non abbiamo preso un tavolo dentro?”
“Finché ci ostiniamo a dar retta ad Ed, che vuole stare fuori perché <mi piace il vento>, ecco il risultato”
“Dai, ma è bello star fuori!”
“Ma zitto, che inizia pure a fare freddo”
“Ma non è vero, siete voi ad essere atermiche”
Jessica e Laura, che si lamentavano del perché stavamo fuori.
Andrea era troppo preso a controllare il telefono cercando di capire quali locali considerare per la serata, e Kim, anche lei al telefono a messaggiare con solo lei sa chi.
“Quindi Andrè? Trovato qualcosa?
“Nulla di che, però c’è una serata al CROWN e non sembra male”.
“Che roba è?”
Se ne uscì Kim, alzando finalmente gli occhi dal display del cellulare
“Non sembra male, alla fine, male che va facciamo serata”
“Dai, andiamo li, va bene a tutti?”
Annuimmo…
Decidemmo così di fare cena ognuno a casa propria e di vederci dopo sempre all’ISLAND il nostro bar solito.



