Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo II
Capitolo II
Ero pronto. Indossavo una tuta di dubbio gusto, anche un po’ vecchiotta in realtà, ed una maglietta con il logo della ditta in cui lavoravo. “Che pezzente”, pensai.
Uscii dagli spogliatoi, dove già avevo trovato i primi problemi: il lucchetto elettronico mi aveva dato delle rogne, ed un’altra rottura di quella tessera è che dovevi portarla ovunque. Per fortuna ti davano anche un pratico laccetto.
Fuori dalla porta, un lungo corridoio, poi scale, poi ancora un ternello, ed infino ecco la sala. Fortuna le indicazioni, ma l’ho trovata.
La sala è immensa! Le macchine sono ben distribuite in tutta la sala, per categoria, per quanto possa capirne, ed in modo molto ordinato.
Quanta gente mamma mia, e sono quasi tutti in splendida forma. Mi guardo un po’ intorno.
Tapis Roulant, una fila, 5 macchine, 4 persone che corrono, una che cammina. A fianco un macchinario, che non so come si chiami, ma sicuramente non ho mai visto: ha due pedane per i piedi, e due leve per le mani. Il movimento della ragazza che lo sta usando ricorda vagamente uno sciatore di fondo. Dietro una linea di macchinari probabilmente per l’allenamento delle braccia: riconosco solo la panca. Dietro ancora, una linea di macchine per le gambe, riconosco la pressa ed il macchinario per lo squat, non ricordo il nome purtroppo. Affiancati, un poker di macchinari per… non so cosa. La mia ignoranza è sovrana.
Faccio qualche passo, un po’ sull’attenti, subito a sinistra una piccola scrivania con un monitor e dietro quel monitor un uomo, sulla trentina, fisico perfetto, capelli e barba curatissimi. Indosso una maglietta con il logo della palestra, immagino sia Gianluca, provo a parlargli.
“Salve!”
“Buon pomeriggio! Posso esserti utile?”
“Sei Gianluca? La ragazza all’ingresso mi ha detto di parlare con te”
“Si, sono Gianluca, piacere. Sei nuovo immagino”
“Si vede tanto?” Dissi con una risatina un po’ isterica e carica di nervosismo
“Ahahaha Tranquillo, non mordo. Avvicinati pure. Dimmi pure.”
“Sì, vorrei mettere su un po’ di muscoli”
“E’ la prima volta che entri in una palestra?”
“Praticamente si”
“Capisco, allora vieni con me. Oggi è il tuo primo giorno, è bene che tu conosca dove ti trovi”
Il ragazzo si alzò dalla sua sedia, ed in piedi sembrava ancora più grosso di prima. La maglietta praticamente gli faceva da seconda pelle: era così aderente che si potevano ricalcare tutte le linee del suo corpo, facile come ricalcare un disegno su un foglio, semplicemente appoggiandolo ad una finestra.
“Allora, oggi vediamo un pò di conoscere i vari attrezzi. Iniziamo dai nomi e a cosa servono. Questa che hai di fronte è la Lat-Machine, serve per l’allenamento dei dorsali, quindi della schiena, delle spalle e delle braccia. E’ un po’ come fare le trazioni alla sbarra, ma quì la cosa è facilitata visto che si può scegliere il peso da staccare, o viceversa, puoi aumentare il peso anche sopra al tuo. Il Pulley, sempre per l’allenamento della schiena, ma con un movimento simile al rematore, o vogatore che dir si voglia. Questo attrezzo può essere usato in varie combinazioni anche per le braccia, ma ti spiegherò facendo. Questa invece è la panca, per l’allenamento dei pettorali. C’è sia piana che inclinata, le diverse inclinazioni servono a stimolare gruppi muscolari diversi. E’ anche utile per alcuni esercizi mirati con i manubri, come spalle, deltoidi e trapezi, ma ti spiegherò dopo. Quì gambe: Leg Press, Leg Extension, Pressa, Multipower”
“Ecco come si chiamava quel coso!”
Esclamai senza pensarci.
Gianluca mi guardava ridendo, risi anche io.
“Continuiamo”
Ancora rideva mentre lo diceva
“Qui invece ci sono i manubri, per i vari esercizi a corpo libero di braccia e gambe. Domande?”
“Per ora no”
“Bene, allora iniziamo a provare gli attrezzi che ti ho descritto”

Due ore, ho passato due ore dietro quei macchinari, sotto quei pesi, che poi nemmeno pesavano così tanto, ma non ci ero minimamente abituato.
La cosa più dura è stata la metodica: Gianluca mi faceva provare gli esercizi, per farmi capire a cosa andassi incontro, un po’ una sorta di test rapido per far passare la voglia ai poco motivati. Mi impostava il corpo in ogni esercizio, e la schiena così, le braccia a questa inclinazione, la pancia contratta, l’inclinazione così e via dicendo.
Mi sentivo rigido, non era un semplice “sollevare un peso”, era più una sorta di rito, si, lo definirei così, un rito.
Ogni movimento era pienamente finalizzato a far lavorare al massimo il muscolo interessato, preservandone il benessere e cosa che non mi sarei mai aspettato, la concentrazione.
La cosa più complessa non era sollevare il peso, mantenere la posizione, era il concentrarsi nel farlo, mantenere il focus, per tutto l’esercizio, per tutto il tempo.
Avevo sperimentato tutti gli attrezzi che mi aveva descritto Gianluca, e sotto la sua supervisione e le parole più dette sono state “Mantieni la posizione, su così, concentrati, vai piano”.
“Per ogni esercizio ricorda che dovrai fare questo: concentrarti, respirare, e ripetere”
Questo è il succo di quelle due ore.
“Per oggi è tutto, divertito?”
“Sì! E’ stato bello”
“Ne sono Felice. Bene, ora ti preparo una scheda basandomi sugli esercizi che ti ho fatto provare oggi, poi lunedì ritorni. Saranno esercizi base, è comunque la tua prima volta, quindi meglio non esagerare subito.”
“In realtà vorrei lavorare subito a pieno regime”
“Dammi retta. Un mese, poi il prossimo passiamo al piano pro ok?”
“Ok!”
A casa, iniziai ad accusare la stanchezza, dopo cena, mi scese davvero la tensione, e mi faceva male tutto, dalla testa ai piedi, dall’ultimo capello in testa, al margine del piede. Tutto.
Mi buttai a letto, davvero troppo dolorante, ed oggi non mi ero nemmeno allenato, avevo solo fatto una prova.
Ma come ci pensi?
Proverò questo mese, ma poi non ci tornerò più
Dissi sottovoce, e mi addormentai.


