Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo I
Capitolo I
Eccomi qui, un’altra mattina mentre scendo dal letto, faccio colazione svogliatamente, non ho neanche voglia di inzuppare il biscotto nel caffè-latte.
“Hey ti muovi? O vuoi fare tardi anche stamattina?”
“Sì, sì, arrivo!”
Mio padre, che come ogni mattina mi mette ansia perché deve “aprire perché il capo arriva sempre prima di tutti”… Che stress…
Butto giù in un unico sorso la tazza di latte, corro in bagno, vestiti, ed in 3 minuti sono già pronto. Mi sono serviti 2 schiaffi ben assestati che mi sono dato da solo per svegliarmi a dovere, ma è solo prassi, un semplice rito un po’ masochista che ripeto ogni mattina per svegliarmi.
La nostra, bhè, quella di mio padre, io ci lavoro soltanto, non è una grande azienda, ma facciamo del nostro meglio: produciamo accessori metallici, e cerchiamo di puntare sulla qualità che sulla quantità, cosa non sempre facile. Il giorno sono spesso vicino all’alto forno, fa caldo, e l’odore di ferro incandescente è sempre lì, che ti stupra il naso, i polmoni, posso quasi sentirli bruciare quando apro lo sportello per tirare fuori il pezzo arroventato.
Finalmente a casa, la sera come ogni sera sono parecchio stanco e l’unica cosa che voglio è una doccia e divano, e come ogni sera, mi tolgo la maglietta e lo specchio mi dice cose che non voglio sentire.
Non sono un granché, non ho un filo di muscolo, solo un ragazzo un po’ rachitico con un accenno di pancetta da alcolizzato, lo sono sempre stato, ma stasera, boh, non mi vedo proprio bene.
“Sai che faccio? Domani mi iscrivo in palestra!”

Forse era meglio dormirci su qualche giorno in più.
Sono qui, davanti la porta della palestra, pronto ad entrare, ma onestamente già vedo dalle vetrate d’ingresso tutte queste persone, che corrono, staccano pesi, fanno versi strani, tutti tirati in canotte e pantaloncini di dubbio gusto… Mah, non lo so. Intanto entriamo ed iscriviamoci, poi vediamo.
Presi coraggio, feci il primo passo oltre le porte scorrevoli in vetro trasparente, così trasparente, che se non ci fossero le grafiche sopra, probabilmente sarebbe davvero facile e molto usuale sbatterci la faccia.
L’ingresso è immenso. Ho capito che questa è la struttura più grande della zona, ma non pensavo che per allenarsi, si avesse bisogno di tanto spazio e lusso.
Ero abituato all’università, ok ci sono stato solo un anno, ma sono comunque stato spesso in una palestra, ad accompagnare la mia ex ragazza. Era un buco, sembrava più uno scantinato abusivo di qualche losco individuo che distillava liquori di contrabbando per venderli ad improbabili acquirenti in cerca di sapori “più forti”.
Quì invece è totalmente diverso: spazioso, luminoso, tutto bianco ed asettico. Anche troppo bianco ed asettico a dire il vero, ma dava una piacevole sensazione di pulito, come quando si è dal dentista, in sala di aspetto, e senti quel pungente odore di disinfettante misto a freddo poco prima di una nevicata.
Oltre ai poster, che abbellivano l’ingresso con figure di uomini e donne in posa, dai lineamenti perfetti e fisici scultorei, c’erano i tornelli per l’ingresso. I tornelli poi, perché i tornelli? Che siamo in metro?
Vabè, poco importa, e la reception, con una splendida ragazza dai capelli castani pronta ad accogliere i vari clienti.
Stava parlando con un uomo palestrato, lui stava palesemente flirtando, ma la ragazza non era molto per il “dargli corda”. Come biasimarla: immagino quanti ci provino. Dopotutto ce le mettono apposta così carine: attirare clienti.
Aspetto pazientemente che quel tipo pelato, con una canotta così sottile da coprire appena i capezzoli finisse il suo monologo su quanto sia “doloroso il farsi la ceretta alle gambe”, per farmi avanti.
“Buonasera! Benvenuto!”
“Buonasera!”
Risposi con aria timida”
“Mi dica pure?”
“Vorrei iscrivermi in palestra”
“Prima volta?”
“Si”
“Bene, conosce già i corsi che abbiamo, oppure ha già le idee chiare su cosa vuole fare?”
“Oddio, in verità pensavo semplicemente di fare pesi. Senno che corsi ci sono?”
“Abbiamo Crossfit, Hit, Spinning, Funzionale, Zumba. Senno corsi in piscina”
“Nono, vada per i pesi, poi magari vedo.”
“Perfetto. Allora, ecco i fogli che deve compilare e firmare, poi avrei bisogno della sua carta d’identità e codice fiscale. Ha intenzione di iniziare oggi?”
“Si”
“Bene, allora le preparo la chiave elettronica per accedere agli armadietti, le docce ed i macchinari. In pratica tutto. All’interno verrà anche caricata la sua scheda di allenamento, che poi potrà anche seguire dall’app che può scaricare da app store o play store.”
“Si, ho capito.”
“Altre domande?”
“Si, una: costo abbonamento mensile?”
“60€, ma visto che la prima volta ci sono anche 30€ di assicurazione.”
“Ok. E’ possibile pagare con carta?”
“Certamente”
Erano un bel po’ di soldi, a pensarci bene. Ricordo che la mia ex pagava 30? 40€ al mese. Ma comunque non così tanto. Vabè, si pagherà la struttura, o magari i personal sono fenomenali. Chi lo sa!?
Attesi lì qualche minuto, il tempo di consegnare i documenti, farmi una foto tessera, ritirare la carta ed ero pronto a cominciare.
“Bene, ecco a lei, può andare. In sala troverà Gianluca, uno dei nostri personal, parli con lui. Le ricordo che il suo abbonamento le permette di venire tutti i giorni, per il tempo che vuole, senza limiti, nell’ambito della sala pesi e corpo libero. E ancora, benvenuto!“
Quel “benvenuto” lo disse con un sorriso tale, che mi sciolsi letteralmente. Era davvero carina e quella divisa le risaltava le forme.
Stavo avendo un’erezione, meglio sbrigarsi, e non pensiamoci più.



