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Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo IV

Capitolo IV

Mangiai solo qualcosa di fugace, poca roba in effetti, ma dopotutto non avevo molta fame, anche visto l’aperitivo fatto poco prima.

Ultimamente non mangio molto, non perché non mi va o non ho fame, semplicemente perché ho orari un po’ irregolari, quindi cerco di riparare mangiando meno, anche se non so se sia efficace come sistema: mi sento sempre stanco.

Onestamente, penso anche sia ora di regolarsi un po’: dopotutto sono già tre mesi che mi alleno regolarmente, quindi magari è anche ora di iniziare a darsi una sistemata anche dal punto di vista alimentare. Onestamente non ne vedo il bisogno, ma Gianluca dice che è meglio seguire anche una dieta per ottenere risultati seri.

Mi farò dare dei consigli da lui.

E’ una settimana che mi sento un pelo sottotono, anche la mattina, dove faccio davvero fatica ad alzarmi, o a lavoro, dove spesso sono deconcentrato e comunque sempre stanco, con occhi pesanti, mal di testa, etc.

Devo assolutamente dare qualcosa in merito.

Però, devo anche dire che in solo tre mesi sono migliorato parecchio.

Lo dicevo anche in precedenza: il mio corpo sta cambiando.

Andiamo a ballare stasera, quindi pantaloni stretti e camicia. Mi stanno appena. Tre mesi fa, erano della mia taglia.

Bene, significa che tutti gli sforzi che sto facendo, stanno iniziando a ripagare.

Erano circa le 23.00, quando ci incontrammo tutti all’ISLAND. Ovviamente il primo ad arrivare fui io: il concetto di puntualità per me era un mantra, penso neanche volendo sarei riuscito ad arrivare in ritardo.

Dopo circa un quarto d’ora ecco Kim.

Il locale, l’ISLAND, era un bel bar, con due sale, la prima con gli ingressi ed il bancone, dietro un’altra sala molto più grande con tavoli, un biliardo ed un calcio balilla.

Io aspettavo sul bancone, sorseggiando lentamente un amaro dal sapore molto pungente di erbe aromatiche, versato in un piccolo bicchiere esagonale con due cubetti di ghiaccio, che con l’attesa erano diventati acqua, diluendo il liquore, facendo così allungare semplicemente il tempo per finirlo.

Tutto, solo per passare il tempo in attesa degli altri.

Portavo il bicchiere dalla bocca al bancone, nell’esimo sorso timido quando Kim entrò dalla porta proprio di fronte a me. Come sempre era bellissima, anche chiusa in quel cappotto nero troppo pesante per la stagione in cui eravamo, un filo di trucco a risaltarle gli occhi nocciola ed il colorito chiaro della sua pelle. Aveva i capelli sciolti in una chioma rosso fuoco che le cadeva sulle spalle, in spettinati ricci che avevano solo l’effetto di essere spettinati, ma si vedeva che erano estremamente curati e ponderati nella scelta di assumere quel determinato stile.

Mi vide e mi sorrise, salutando distrattamente tutti i presenti con un “Buonasera” generale tipico di entra in un locale pieno di gente.

Puntò dritta verso di me, si fermò solo a tenere la porta per far uscire una signora con un passeggino fin troppo ingombrante per ospitare un solo bambino, ma si sa, le mamme spesso esagerano in queste cose.

“Oi! Ma guardati come sei in tiro!”


“Io? Ma porto solo una camicia, nulla di che.”


“Sì ma ti sta bene”



Disse passandomi una mano sulla spalla, come ad accarezzare le pieghe dell’abito e controllare quanto spazio fosse occupato dal vuoto.

“Se lo dici tu”


“Siii, ultimamente sei in forma”

“Grazie”

Dissi timidamente, sforzandomi di nascondere l’imbarazzo.

“Che ti prendi?”


“Tu che hai preso?”


“Un Unicum con ghiaccio”


“Fa sentire…”

Fece portando il naso sopra al bicchiere

“Madonna! Coff Coff… Ma che cavolo è? Benzina?”


“Ahahahaha ma no, è buono, forte, ma buono!”


“Se lo dici tu…”

Alla fine non prese nulla, tranne un cioccolatino al cioccolato bianco dal mucchio lì di fianco.

“Tu dici dell’Unicum, ma come fai a mangiare il cioccolato bianco? È dolcissimo!”

“Ma che dici? È buonissimo, non capisci niente!”

“Contenta tu ahahahah”

“Certo”

E mi sorrise…

Sentii aprire la porta, ed ecco che entravano Laura ed Andrea insieme a Jessica ed Alessandro, che con un gran chiasso stavano discutendo di non so cosa, ma era normale: trovavamo sempre il modo di azzuffarci, ma per scherzare, ci piace il sarcasmo.

“Oh eccoli, vedi che stavano dentro!”

Sbottò Jessica, come a dire che stavano discutendo su dove fossimo io e Kim.

“Già… E noi che pensavamo stessero chissà dove”

Questo era quello stronzo di Andrea, che lanciava frecciatine, come se per me fosse facile reggere l’imbarazzo. Odiavo diventare rosso in faccia con tanta facilità, ma che potevo farci? Non potevo controllarlo.

“Dai Ed, finisci quel coso e andiamo!”


“Ok un attimo, sono io quello è stato io 15 minuti ad aspettarvi”

“Dai che è tutt’acqua, butta giù e andiamo che senno troviamo una coda che non finisce più.”

“Si dai”

Dissi buttando giù d’un fiato quello rimasto nel bicchiere

“Chi guida?” 

Esordì Laura dal nulla

“Una la prendo io, stasera non bevo che domani pomeriggio ho la partita”

Disse Alessandro

“Top, l’altra la prendo io”

Questo invece ero io.

Normalmente non bevo quando vado a far serata, al massimo la consumazione che ti danno col ticket all’ingresso, di conseguenza prendo spesso la macchina.

Ci dividemmo io, Kim, Laura ed Andrea in una macchina, Alessandro e Jessica nell’altra: Alessandro non voleva fare troppo tardi, così andò da solo con la sua ragazza.

Noi quattro, potevamo fare l’ora che preferivamo.

Saliti in macchina, destinazione CROWN.

Continua…

Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo III

Capitolo III

Cavolo, cosa dovevo fare oggi? 

Aia, le gambe!!!

Ieri era mercoledì, il mercoledì è una delle giornate più dure della settimana. No in verità, cioè, non è esatto, è solo la più faticosa. Allenare le gambe significa che il giorno dopo non puoi fare le scale. L’equazione è semplice.

Come ogni mattina, solita sveglia con i due schiaffoni autoinflitti, acqua fredda in faccia e si parte per il lavoro. Ho da finire un po’ di cose arretrate a lavoro, ma oggi posso prendermela comoda, e finire con calma, stasera riposo!

Finalmente a casa, non vedo l’ora di buttarmi sotto la doccia e levarmi la stanchezza di dosso.

Ora mi tolgo la maglietta, e lo specchio non è più così terribile: in 9 mesi i miei lineamenti, le mie forme chiamiamole, sono decisamente cambiate.

Chi avrebbe mai detto che quel ragazzo che solo 3 trimestri fa, davanti a quella reception aveva una paura matta di quelle sale e di quegli attrezzi, sarebbe diventato un malato di sport da non saltare neanche un giorno, bhè, almeno mi piacerebbe.

Ora mi guardo, e finalmente inizio a piacermi.

Oltre questo, sento proprio come se il mio corpo fosse rinato.

I primi giorni, anzi, il primo giorno e peggio il giorno dopo ancora, avevo dolori in zone che onestamente non sapevo di avere. Tutto è sveglio, come se il mio corpo fosse sempre rimasto addormentato, e all’improvviso destato. Dopo ogni allenamento, ogni semplice sessione, mi “sento”… Ed è stupendo.

Anche quando non faccio nulla, come ad esempio lo stare al PC, vedere un film, “mi sento”.

Non è una cosa facile da spiegare, ma l’unica parola che mi viene in mente è proprio questa: sentire.

Era sabato, e come quasi tutti i sabati pomeriggio, ero al bar del paese per un aperitivo con alcuni amici. Erano già i primi giorni d’autunno, e l’aria iniziava a farsi più fredda, e le giornate più corte. I tramonti iniziavano ad avere quel colore rosso acceso, tipico delle prime giornate di ottobre, dove le nubi dense ma rade, regalavano quei giochi di luce ed ombra, perfetti per una foto su instagram, ma che a me piaceva soltanto guardare di persona.

Non sono la persona che si perde nel fotografare e comunque immortalare qualcosa di bello appena lo vede, io sono più la persona che guarda e basta, per poi magari pentirsi di non aver fatto una bella foto da tenere come ricordo. Poco male.

Quel sabato ci siamo ritrovati in cinque: io, Jessica, Andrea, Kim e Laura.

Eravamo molto amici, non ricordo neanche da quanto tempo in realtà, e passavamo gran parte del nostro tempo libero insieme.

Unico problema avevo una cotta per Kim, ormai da parecchio tempo, ma non avevo mai avuto il coraggio di dirglielo, anche perché lei non aveva mai mostrato interesse romantico verso di me, cosa che appunto, mi aveva sempre frenato. 

L’unico del gruppo che sapeva di questa cosa era Andrea, e penso che anche Jessica avesse intuito qualcosa, mentre Laura, beh… Svampita com’è, era sempre l’ultima ad accorgersi delle cose, anche delle più ovvie.

Ricordo ancora quando Andrea ci provava con lei…

Eravamo ragazzini, ma si vedeva lontano chilometri che Andrea era completamente cotto di Laura. Tutti se ne erano accorti, tranne appunto, lei.

Ci mise un po’ Andrea a dichiararsi, e Laura con tutta risposta fece “Ma davvero? Io?” Proprio per farvi capire che non ci aveva capito nulla. 

E da allora beh, sono passati cinque anni, e stanno ancora insieme.

Quel giorno mancava solo Alessandro, ragazzo di Jessica, che stava disputando una partita di calcio. Perché Jessica, o anche noi, non siamo andati a vederlo? Semplice: non ce ne frega una ceppa del calcio, compresa Jessica, che nonostante sia il suo ragazzo, non va a vedere neanche una partita, perché per lei “Il calcio è solo un’inutile sport dove 22 cretini corrono dietro ad un pallone”.

Anche a me non piace, ma non la butto giù così pesante.

Gli unici 2 stronzi ancora single in quel gruppo eravamo quindi io e Kim.

Il bello era che Jessica ed Andrea, ci giocavano su questa cosa, lanciando spesso frecciatine o comunque cercando di creare situazioni per noi. Io quando succedeva mi imbarazzavo, diventavo rosso ed incapace anche solo di reagire. Kim invece, sembrava essere impassibile, cosa che mi faceva pensare sempre più che a lei proprio non interessavo.

Non sapevo se lei sospettasse qualcosa, o se Andrea e Jessica sapessero qualcosa dall’altra parte, riguardo Kim nei miei confronti intendo, ed onestamente non volevo saperlo. Tanto non ci sarebbe mai stato niente, era questo quello che mi ripetevo quando magari vedevo qualcuno flirtare con lei e mi scattava la gelosia.

Poco importa, in questi momenti, come questo sabato pomeriggio dove noi eravamo tutti insieme a divertirci, non ci pensavo, e mi godevo semplicemente il tempo in compagnia delle persone a cui voglio più bene ed a cui sono legato.

“Oh ragà, che facciamo stasera?”

Esordì Andrea

“Boh, c’è qualche locale che fa qualcosa? Musica live, cose così?”

“Forse allo 00 fanno qualcosa… Aspettate che controllo su Facebook”

E mentre gli altri decidevano il da farsi per la serata, a me interessava di più godermi la brezza del vento che mi scompigliava i capelli e faceva volare via i tovaglioli dal tavolo.

“Maledetto vento! Ma perché non abbiamo preso un tavolo dentro?”


“Finché ci ostiniamo a dar retta ad Ed, che vuole stare fuori perché <mi piace il vento>, ecco il risultato”

“Dai, ma è bello star fuori!”


“Ma zitto, che inizia pure a fare freddo”


“Ma non è vero, siete voi ad essere atermiche”

Jessica e Laura, che si lamentavano del perché stavamo fuori.

Andrea era troppo preso a controllare il telefono cercando di capire quali locali considerare per la serata, e Kim, anche lei al telefono a messaggiare con solo lei sa chi.

“Quindi Andrè? Trovato qualcosa?

“Nulla di che, però c’è una serata al CROWN e non sembra male”.

“Che roba è?”


Se ne uscì Kim, alzando finalmente gli occhi dal display del cellulare

“Non sembra male, alla fine, male che va facciamo serata”

“Dai, andiamo li, va bene a tutti?”

Annuimmo…

Decidemmo così di fare cena ognuno a casa propria e di vederci dopo sempre all’ISLAND il nostro bar solito.

Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo II

Capitolo II

Ero pronto. Indossavo una tuta di dubbio gusto, anche un po’ vecchiotta in realtà, ed una maglietta con il logo della ditta in cui lavoravo. “Che pezzente”,  pensai.

Uscii dagli spogliatoi, dove già avevo trovato i primi problemi: il lucchetto elettronico mi aveva dato delle rogne, ed un’altra rottura di quella tessera è che dovevi portarla ovunque. Per fortuna ti davano anche un pratico laccetto.

Fuori dalla porta, un lungo corridoio, poi scale, poi ancora un ternello, ed infino ecco la sala. Fortuna le indicazioni, ma l’ho trovata.

La sala è immensa! Le macchine sono ben distribuite in tutta la sala, per categoria, per quanto possa capirne, ed in modo molto ordinato.

Quanta gente mamma mia, e sono quasi tutti in splendida forma. Mi guardo un po’ intorno.

Tapis Roulant, una fila, 5 macchine, 4 persone che corrono, una che cammina. A fianco un macchinario, che non so come si chiami, ma sicuramente non ho mai visto: ha due pedane per i piedi, e due leve per le mani. Il movimento della ragazza che lo sta usando ricorda vagamente uno sciatore di fondo. Dietro una linea di macchinari probabilmente per l’allenamento delle braccia: riconosco solo la panca. Dietro ancora, una linea di macchine per le gambe, riconosco la pressa ed il macchinario per lo squat, non ricordo il nome purtroppo. Affiancati, un poker di macchinari per… non so cosa. La mia ignoranza è sovrana.

Faccio qualche passo, un po’ sull’attenti, subito a sinistra una piccola scrivania con un monitor e dietro quel monitor un uomo, sulla trentina, fisico perfetto, capelli e barba curatissimi. Indosso una maglietta con il logo della palestra, immagino sia Gianluca, provo a parlargli.

“Salve!”

“Buon pomeriggio! Posso esserti utile?”

“Sei Gianluca? La ragazza all’ingresso mi ha detto di parlare con te”

“Si, sono Gianluca, piacere. Sei nuovo immagino”

“Si vede tanto?” Dissi con una risatina un po’ isterica e carica di nervosismo

“Ahahaha Tranquillo, non mordo. Avvicinati pure. Dimmi pure.”

“Sì, vorrei mettere su un po’ di muscoli”

“E’ la prima volta che entri in una palestra?”

“Praticamente si”

“Capisco, allora vieni con me. Oggi è il tuo primo giorno, è bene che tu conosca dove ti trovi”

Il ragazzo si alzò dalla sua sedia, ed in piedi sembrava ancora più grosso di prima. La maglietta praticamente gli faceva da seconda pelle: era così aderente che si potevano ricalcare tutte le linee del suo corpo, facile come ricalcare un disegno su un foglio, semplicemente appoggiandolo ad una finestra.

“Allora, oggi vediamo un pò di conoscere i vari attrezzi. Iniziamo dai nomi e a cosa servono. Questa che hai di fronte è la Lat-Machine, serve per l’allenamento dei dorsali, quindi della schiena, delle spalle e delle braccia. E’ un po’ come fare le trazioni alla sbarra, ma quì la cosa è facilitata visto che si può scegliere il peso da staccare, o viceversa, puoi aumentare il peso anche sopra al tuo. Il Pulley, sempre per l’allenamento della schiena, ma con un movimento simile al rematore, o vogatore che dir si voglia. Questo attrezzo può essere usato in varie combinazioni anche per le braccia, ma ti spiegherò facendo. Questa invece è la panca, per l’allenamento dei pettorali. C’è sia piana che inclinata, le diverse inclinazioni servono a stimolare gruppi muscolari diversi. E’ anche utile per alcuni esercizi mirati con i manubri, come spalle, deltoidi e trapezi, ma ti spiegherò dopo. Quì gambe: Leg Press, Leg Extension, Pressa, Multipower”

“Ecco come si chiamava quel coso!”

Esclamai senza pensarci. 

Gianluca mi guardava ridendo, risi anche io.

“Continuiamo”

Ancora rideva mentre lo diceva

“Qui invece ci sono i manubri, per i vari esercizi a corpo libero di braccia e gambe. Domande?”

“Per ora no”

“Bene, allora iniziamo a provare gli attrezzi che ti ho descritto”

Due ore, ho passato due ore dietro quei macchinari, sotto quei pesi, che poi nemmeno pesavano così tanto, ma non ci ero minimamente abituato.

La cosa più dura è stata la metodica: Gianluca mi faceva provare gli esercizi, per farmi capire a cosa andassi incontro, un po’ una sorta di test rapido per far passare la voglia ai poco motivati. Mi impostava il corpo in ogni esercizio, e la schiena così, le braccia a questa inclinazione, la pancia contratta, l’inclinazione così e via dicendo.

Mi sentivo rigido, non era un semplice “sollevare un peso”, era più una sorta di rito, si, lo definirei così, un rito. 

Ogni movimento era pienamente finalizzato a far lavorare al massimo il muscolo interessato, preservandone il benessere e cosa che non mi sarei mai aspettato, la concentrazione.

La cosa più complessa non era sollevare il peso, mantenere la posizione, era il concentrarsi nel farlo, mantenere il focus, per tutto l’esercizio, per tutto il tempo. 

Avevo sperimentato tutti gli attrezzi che mi aveva descritto Gianluca, e sotto la sua supervisione e le parole più dette sono state “Mantieni la posizione, su così, concentrati, vai piano”.

“Per ogni esercizio ricorda che dovrai fare questo: concentrarti, respirare, e ripetere”

Questo è il succo di quelle due ore.

“Per oggi è tutto, divertito?”

“Sì! E’ stato bello”

“Ne sono Felice. Bene, ora ti preparo una scheda basandomi sugli esercizi che ti ho fatto provare oggi, poi lunedì ritorni. Saranno esercizi base, è comunque la tua prima volta, quindi meglio non esagerare subito.”

“In realtà vorrei lavorare subito a pieno regime”

“Dammi retta. Un mese, poi il prossimo passiamo al piano pro ok?”

“Ok!”

A casa, iniziai ad accusare la stanchezza, dopo cena, mi scese davvero la tensione, e mi faceva male tutto, dalla testa ai piedi, dall’ultimo capello in testa, al margine del piede. Tutto.

Mi buttai a letto, davvero troppo dolorante, ed oggi non mi ero nemmeno allenato, avevo solo fatto una prova.

Ma come ci pensi?

Proverò questo mese, ma poi non ci tornerò più

Dissi sottovoce, e mi addormentai.

Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo I

Capitolo I

Eccomi qui, un’altra mattina mentre scendo dal letto, faccio colazione svogliatamente, non ho neanche voglia di inzuppare il biscotto nel caffè-latte.

“Hey ti muovi? O vuoi fare tardi anche stamattina?”

“Sì, sì, arrivo!”

Mio padre, che come ogni mattina mi mette ansia perché deve “aprire perché il capo arriva sempre prima di tutti”… Che stress…

Butto giù in un unico sorso la tazza di latte, corro in bagno, vestiti, ed in 3 minuti sono già pronto. Mi sono serviti 2 schiaffi ben assestati che mi sono dato da solo per svegliarmi a dovere, ma è solo prassi, un semplice rito un po’ masochista che ripeto ogni mattina per svegliarmi.

La nostra, bhè, quella di mio padre, io ci lavoro soltanto, non è una grande azienda, ma facciamo del nostro meglio: produciamo accessori metallici, e cerchiamo di puntare sulla qualità che sulla quantità, cosa non sempre facile. Il giorno sono spesso vicino all’alto forno, fa caldo, e l’odore di ferro incandescente è sempre lì, che ti stupra il naso, i polmoni, posso quasi sentirli bruciare quando apro lo sportello per tirare fuori il pezzo arroventato.

Finalmente a casa, la sera come ogni sera sono parecchio stanco e l’unica cosa che voglio è una doccia e divano, e come ogni sera, mi tolgo la maglietta e lo specchio mi dice cose che non voglio sentire.

Non sono un granché, non ho un filo di muscolo, solo un ragazzo un po’ rachitico con un accenno di pancetta da alcolizzato, lo sono sempre stato, ma stasera, boh, non mi vedo proprio bene. 

“Sai che faccio? Domani mi iscrivo in palestra!”

Forse era meglio dormirci su qualche giorno in più.

Sono qui, davanti la porta della palestra, pronto ad entrare, ma onestamente già vedo dalle vetrate d’ingresso tutte queste persone, che corrono, staccano pesi, fanno versi strani, tutti tirati in canotte e pantaloncini di dubbio gusto… Mah, non lo so. Intanto entriamo ed iscriviamoci, poi vediamo.

Presi coraggio, feci il primo passo oltre le porte scorrevoli in vetro trasparente, così trasparente, che se non ci fossero le grafiche sopra, probabilmente sarebbe davvero facile e molto usuale sbatterci la faccia.

L’ingresso è immenso. Ho capito che questa è la struttura più grande della zona, ma non pensavo che per allenarsi, si avesse bisogno di tanto spazio e lusso.

Ero abituato all’università, ok ci sono stato solo un anno, ma sono comunque stato spesso in una palestra, ad accompagnare la mia ex ragazza. Era un buco, sembrava più uno scantinato abusivo di qualche losco individuo che distillava liquori di contrabbando per venderli ad improbabili acquirenti in cerca di sapori “più forti”.

Quì invece è totalmente diverso: spazioso, luminoso, tutto bianco ed asettico. Anche troppo bianco ed asettico a dire il vero, ma dava una piacevole sensazione di pulito, come quando si è dal dentista, in sala di aspetto, e senti quel pungente odore di disinfettante misto a freddo poco prima di una nevicata.

Oltre ai poster, che abbellivano l’ingresso con figure di uomini e donne in posa, dai lineamenti perfetti e fisici scultorei, c’erano i tornelli per l’ingresso. I tornelli poi, perché i tornelli? Che siamo in metro?

Vabè, poco importa, e la reception, con una splendida ragazza dai capelli castani pronta ad accogliere i vari clienti.

Stava parlando con un uomo palestrato, lui stava palesemente flirtando, ma la ragazza non era molto per il “dargli corda”. Come biasimarla: immagino quanti ci provino. Dopotutto ce le mettono apposta così carine: attirare clienti.

Aspetto pazientemente che quel tipo pelato, con una canotta così sottile da coprire appena i capezzoli finisse il suo monologo su quanto sia “doloroso il farsi la ceretta alle gambe”, per farmi avanti.

“Buonasera! Benvenuto!”

“Buonasera!”

Risposi con aria timida”

“Mi dica pure?”

“Vorrei iscrivermi in palestra”

“Prima volta?”

“Si”

“Bene, conosce già i corsi che abbiamo, oppure ha già le idee chiare su cosa vuole fare?”

“Oddio, in verità pensavo semplicemente di fare pesi. Senno che corsi ci sono?”

“Abbiamo Crossfit, Hit, Spinning, Funzionale, Zumba. Senno corsi in piscina”

“Nono, vada per i pesi, poi magari vedo.”

“Perfetto. Allora, ecco i fogli che deve compilare e firmare, poi avrei bisogno della sua carta d’identità e codice fiscale. Ha intenzione di iniziare oggi?”

“Si”

“Bene, allora le preparo la chiave elettronica per accedere agli armadietti, le docce ed i macchinari. In pratica tutto. All’interno verrà anche caricata la sua scheda di allenamento, che poi potrà anche seguire dall’app che può scaricare da app store o play store.”

“Si, ho capito.”

“Altre domande?”

“Si, una: costo abbonamento mensile?”

“60€, ma visto che la prima volta ci sono anche 30€ di assicurazione.”

“Ok. E’ possibile pagare con carta?”

“Certamente”

Erano un bel po’ di soldi, a pensarci bene. Ricordo che la mia ex pagava 30? 40€ al mese. Ma comunque non così tanto. Vabè, si pagherà la struttura, o magari i personal sono fenomenali. Chi lo sa!? 

Attesi lì qualche minuto, il tempo di consegnare i documenti, farmi una foto tessera, ritirare la carta ed ero pronto a cominciare.

Bene, ecco a lei, può andare. In sala troverà Gianluca, uno dei nostri personal, parli con lui. Le ricordo che il suo abbonamento le permette di venire tutti i giorni, per il tempo che vuole, senza limiti, nell’ambito della sala pesi e corpo libero. E ancora, benvenuto!

Quel “benvenuto” lo disse con un sorriso tale, che mi sciolsi letteralmente. Era davvero carina e quella divisa le risaltava le forme.

Stavo avendo un’erezione, meglio sbrigarsi, e non pensiamoci più.