Non arrenderti un’ora prima del miracolo – Capitolo IV
Capitolo IV
Mangiai solo qualcosa di fugace, poca roba in effetti, ma dopotutto non avevo molta fame, anche visto l’aperitivo fatto poco prima.
Ultimamente non mangio molto, non perché non mi va o non ho fame, semplicemente perché ho orari un po’ irregolari, quindi cerco di riparare mangiando meno, anche se non so se sia efficace come sistema: mi sento sempre stanco.
Onestamente, penso anche sia ora di regolarsi un po’: dopotutto sono già tre mesi che mi alleno regolarmente, quindi magari è anche ora di iniziare a darsi una sistemata anche dal punto di vista alimentare. Onestamente non ne vedo il bisogno, ma Gianluca dice che è meglio seguire anche una dieta per ottenere risultati seri.
Mi farò dare dei consigli da lui.
E’ una settimana che mi sento un pelo sottotono, anche la mattina, dove faccio davvero fatica ad alzarmi, o a lavoro, dove spesso sono deconcentrato e comunque sempre stanco, con occhi pesanti, mal di testa, etc.
Devo assolutamente dare qualcosa in merito.
Però, devo anche dire che in solo tre mesi sono migliorato parecchio.
Lo dicevo anche in precedenza: il mio corpo sta cambiando.
Andiamo a ballare stasera, quindi pantaloni stretti e camicia. Mi stanno appena. Tre mesi fa, erano della mia taglia.
Bene, significa che tutti gli sforzi che sto facendo, stanno iniziando a ripagare.
Erano circa le 23.00, quando ci incontrammo tutti all’ISLAND. Ovviamente il primo ad arrivare fui io: il concetto di puntualità per me era un mantra, penso neanche volendo sarei riuscito ad arrivare in ritardo.
Dopo circa un quarto d’ora ecco Kim.
Il locale, l’ISLAND, era un bel bar, con due sale, la prima con gli ingressi ed il bancone, dietro un’altra sala molto più grande con tavoli, un biliardo ed un calcio balilla.
Io aspettavo sul bancone, sorseggiando lentamente un amaro dal sapore molto pungente di erbe aromatiche, versato in un piccolo bicchiere esagonale con due cubetti di ghiaccio, che con l’attesa erano diventati acqua, diluendo il liquore, facendo così allungare semplicemente il tempo per finirlo.
Tutto, solo per passare il tempo in attesa degli altri.
Portavo il bicchiere dalla bocca al bancone, nell’esimo sorso timido quando Kim entrò dalla porta proprio di fronte a me. Come sempre era bellissima, anche chiusa in quel cappotto nero troppo pesante per la stagione in cui eravamo, un filo di trucco a risaltarle gli occhi nocciola ed il colorito chiaro della sua pelle. Aveva i capelli sciolti in una chioma rosso fuoco che le cadeva sulle spalle, in spettinati ricci che avevano solo l’effetto di essere spettinati, ma si vedeva che erano estremamente curati e ponderati nella scelta di assumere quel determinato stile.
Mi vide e mi sorrise, salutando distrattamente tutti i presenti con un “Buonasera” generale tipico di entra in un locale pieno di gente.
Puntò dritta verso di me, si fermò solo a tenere la porta per far uscire una signora con un passeggino fin troppo ingombrante per ospitare un solo bambino, ma si sa, le mamme spesso esagerano in queste cose.
“Oi! Ma guardati come sei in tiro!”
“Io? Ma porto solo una camicia, nulla di che.”
“Sì ma ti sta bene”
Disse passandomi una mano sulla spalla, come ad accarezzare le pieghe dell’abito e controllare quanto spazio fosse occupato dal vuoto.
“Se lo dici tu”
“Siii, ultimamente sei in forma”
“Grazie”
Dissi timidamente, sforzandomi di nascondere l’imbarazzo.
“Che ti prendi?”
“Tu che hai preso?”
“Un Unicum con ghiaccio”
“Fa sentire…”
Fece portando il naso sopra al bicchiere
“Madonna! Coff Coff… Ma che cavolo è? Benzina?”
“Ahahahaha ma no, è buono, forte, ma buono!”
“Se lo dici tu…”
Alla fine non prese nulla, tranne un cioccolatino al cioccolato bianco dal mucchio lì di fianco.
“Tu dici dell’Unicum, ma come fai a mangiare il cioccolato bianco? È dolcissimo!”
“Ma che dici? È buonissimo, non capisci niente!”
“Contenta tu ahahahah”
“Certo”
E mi sorrise…
Sentii aprire la porta, ed ecco che entravano Laura ed Andrea insieme a Jessica ed Alessandro, che con un gran chiasso stavano discutendo di non so cosa, ma era normale: trovavamo sempre il modo di azzuffarci, ma per scherzare, ci piace il sarcasmo.
“Oh eccoli, vedi che stavano dentro!”
Sbottò Jessica, come a dire che stavano discutendo su dove fossimo io e Kim.
“Già… E noi che pensavamo stessero chissà dove”
Questo era quello stronzo di Andrea, che lanciava frecciatine, come se per me fosse facile reggere l’imbarazzo. Odiavo diventare rosso in faccia con tanta facilità, ma che potevo farci? Non potevo controllarlo.
“Dai Ed, finisci quel coso e andiamo!”
“Ok un attimo, sono io quello è stato io 15 minuti ad aspettarvi”
“Dai che è tutt’acqua, butta giù e andiamo che senno troviamo una coda che non finisce più.”
“Si dai”
Dissi buttando giù d’un fiato quello rimasto nel bicchiere
“Chi guida?”
Esordì Laura dal nulla
“Una la prendo io, stasera non bevo che domani pomeriggio ho la partita”
Disse Alessandro
“Top, l’altra la prendo io”
Questo invece ero io.
Normalmente non bevo quando vado a far serata, al massimo la consumazione che ti danno col ticket all’ingresso, di conseguenza prendo spesso la macchina.
Ci dividemmo io, Kim, Laura ed Andrea in una macchina, Alessandro e Jessica nell’altra: Alessandro non voleva fare troppo tardi, così andò da solo con la sua ragazza.
Noi quattro, potevamo fare l’ora che preferivamo.
Saliti in macchina, destinazione CROWN.
Continua…


